Classic Rock 17 Febbraio 2012

Crolla la stampa musicale del Regno Unito: netto il calo delle vendite nel 2011

Se la morte dell’industria discografica appare ormai prossima e ineluttabile, si può fin d’ora cominciare a dire che anche l’editoria musicale su carta non si sente affatto bene. Lo spunto è l’articolo apparso stamane sul quotidiano inglese The Guardian, in cui vengono evidenziate le vendite in costante declino delle principali riviste musicali del Regno Unito.

Se si va ad analizzare gli ultimi dati sulla circolazione, Q, Uncut e perfino un punto fermo (fino a qualche tempo fa) quale l’NME appaiono ormai alla frutta. Nel 2011 Uncut ha perso il 14.2% sul totale delle copie diffuse nell’anno precedente. Una voragine. Le perdite per il New Musical Express sono (solo) leggermente inferiori, pari al 14%, mentre quelle di Q si attestano sul 12.1%.

Se la cava leggermente meglio il mensile Mojo, in virtù del fatto che resta ancora la migliore rivista musicale del globo terracqueo. Anche in questo caso, però, ci sono delle discrete perdite, quantificate nel 2011 intorno al 7% rispetto al 2010.

D’altro canto, anche in Italia l’editoria musicale non se la passa meglio. Anzi. Ha chiuso, dopo lunga agonia, Musica Leggera, nonostante l’elevata qualità estetica e dei contenuti per cui era considerata una sorta di “Mojo all’italiana”, ed è ormai giunta ai titoli di coda perfino una testata storica come Il Mucchio Selvaggio, ridotta a chiedere ai propri lettori di abbonarsi per poter resistere in edicola ancora qualche mese (poi si vedrà). Va bene, in definitiva, solo Rolling Stone Italia che però è sempre più simile a una rivista da sala d’aspetto del dentista (come Max, per intenderci) che a una “vera” e seria testata per appassionati di musica.

E nel frattempo, la rivista americana Pitchfork (gratuita e on-line), prospera, si espande e moltiplica gli accessi. Embe’, che volete fare: sono i bit, bellezza…