Emergenti 23 Febbraio 2014

Ecobeat

Nove brani ben arrangiati, innovativi, a volte un po’ eccentrici ma comunque gradevoli, racchiusi in un album decisamente “amico della natura”.

Artista
Louis Atzori
Etichetta
CD autoprodotto

Cerchioni di automobili, vasi per le piante, taniche di petrolio, bottiglie d’acqua: tutti oggetti destinati al macero e riutilizzati in funzione del recupero creativo e, soprattutto, dell’arrangiamento musicale finale. Questo, in sintesi, l’ideale che ha spinto Louis Atzori a realizzare “Ecobeat”, debutto dell’artista torinese. Avvalorato dalla storia professionale del suo autore – che ha infatti collaborato con artisti del calibro di Lucio Battisti, Freak Antoni e Paolo Conte – il progetto attira sin da subito l’attenzione dell’ascoltatore, se non altro per la bizzarra fusione di ritmi tribali, di derivazione lounge/chill out, con incursioni jazz e pop, accresciute dall’uso del sintetizzatore ad opera di Ivano Atzori.
“Eco” come “ecologico”, come “eco-friendly” e, soprattutto, come “ecomusica”. Sì, perché grazie ad un utilizzo (sempre ben calibrato) degli oggetti di recupero e di riciclo, Atzori riesce nell’intento di enfatizzare la sonorità generale del disco, a cominciare dalle percussioni indiavolate di Chicano e Plex, fino ad arrivare a ritmi più soft e distesi di brani come Slice e Drops. Nove brani ben arrangiati, innovativi, a volte un po’ eccentrici ma comunque gradevoli, racchiusi in un album decisamente “amico della natura”.