Blues 20 Maggio 2010

Electric Babyland

Nove brani fatti di chitarre sferraglianti, armonica e voce roca che dichiara guerra alle orecchie dei poveri malcapitati all’ascolto.

Fare un bel tuffo nel delta del blues non è male con la primavera che inizia a far sentire il suo peso soprattutto se a guidarvi in questo viaggio sono i Thee Jones Bones. Nati nel 2001 come trio, diventati poi un duo sulla scia dei White Stripes, esordiscono nel 2005 con “Rock And Roll Is A Lifestyle” e il successivo ”Sticks And Stones”.
“Electric Babyland” è invece Il titolo del loro nuovo album, in chiaro riferimento al ben noto “Electric Ladyland” del gigante Hendrix, omaggiato anche in copertina da generose signore “ignude”, con tanto di sguardi lascivi. A differenza dei fratelli White, e del signore della sei corde elettrica, la band spinge sulla parte più rurale del blues, sfruttando un sound lercio, riff pregni di country ma pur sempre graffianti e affogati nel rock(abilly) and roll.
Nove brani fatti di chitarre sferraglianti, armonica e voce roca che dichiara guerra alle orecchie dei poveri malcapitati all’ascolto. Se avete voglia di partire per uno sballo dissacrante non dovrete far altro che mettere su “Alright”, fatta di riff circolari che ricordano Link Wray, il solo sembra il rantolo di un cinghiale ucciso a coltellate. Il riff introduttivo dell’opener “Holly Holly” sembra rubata ai Clash che flirtano con Chuck Berry dopo una sbornia colossale. Le cose peggiorano, nel senso più positivo del termine, con la successiva e psicotica “Hanging Around”.
Impossibile sfuggire ai mandolini, slide guitar, armonica e cantato nervoso di “Teachin’ Nurse”. Non mancano passaggi più lenti e dilatati come “Nico’s Banana” (chissà a cosa si riferiranno!!). Chiude il lavoro “Cowbaby” con il suo ritmo trascinate, un brano in pieno stile bluegrass, sporcato dall’amore per i suoni dissacranti.
Ottimo lavoro non c’è che dire.