Alternative rock 3 Novembre 2025

Enter: The Conquering Chicken

Ristampa del secondo album dei The Gits e nuovo giro di giudizi lusinghieri sulle testate specializzate che si sono date la briga di recensirlo. Accantonati i ritmi a rotta di collo del precedente LP “Frenching the Bully”, “Bob (Cousin O.)” e “Guilt Within Your Head” si fanno apprezzare a colpi di melodia e distorsione. La rilettura irrobustita di “A Change is Gonna Come”, classico meraviglioso e “impegnato” della musica soul, composto da Sam Cooke, sorprende e dimostra intenti che esulano dal puro intrattenimento musicale. Qui le chitarre diventano mitragliatrici di note. L’anima più impetuosa dei The Gits emerge nel punk-rock di “Beauty of the Rose” e “Drunks” (si potrebbero immaginare dei Sex Pistols più muscolari, sotto anfetamina)

Ristampa del secondo album dei The Gits e nuovo giro di giudizi lusinghieri sulle testate specializzate che si sono date la briga di recensirlo.

Su queste pagine abbiamo espresso perplessità sugli entusiasmi generati dalla prima opera del gruppo, ripubblicata mesi fa dalla Sub Pop.

“Enter: The Conquering Chicken” ci sembra meno monolitico; di certo più accattivante.

Accantonati i ritmi a rotta di collo del precedente LP “Frenching the Bully”, “Bob (Cousin O.)” e “Guilt Within Your Head” si fanno apprezzare a colpi di melodia e distorsione.

La rilettura irrobustita di “A Change is Gonna Come”, classico meraviglioso e “impegnato” della musica soul, composto da Sam Cooke, sorprende e dimostra intenti che esulano dal puro intrattenimento musicale. Qui le chitarre diventano mitragliatrici di note.

L’anima più impetuosa dei The Gits emerge nel punk-rock di “Beauty of the Rose” e “Drunks” (si potrebbero immaginare dei Sex Pistols più muscolari, sotto anfetamina).

Divertente “Italian Song”, con il testo parzialmente in italiano; poderosa e arricchita da uno stacco che vira verso il reggae.

Delle due versioni di “Social Love” che chiudono il disco, la prima, acustica, è superflua. Meglio quella elettrica, che riaccende il fuoco di “Enter: The Conquering Chicken” con intensità e trasporto.

Però, diciamolo: anche questo è un LP che non ci pare avere nulla di particolarmente memorabile.