Fever You Can’t Sweat Out
I Panic! At The Disco sono poco di più che una “party band”, ma almeno lo fanno in maniera dichiarata, senza intellettualismi fuori luogo. E poi qualche buon numero e qualche idea originale ce l’hanno di sicuro
Un giorno quattro ragazzi americani, originari di Las Vegas, decidono di formare un gruppo, così tanto per divertirsi ad eseguire le “cover” dei Blink-182, il loro gruppo preferito. La cosa riscuote un discreto successo, si esibiscono in diversi locali fino a che vengono notati dal cantante dei Fall Out Boy, che decide di metterli sotto contratto. Il nome della band ricalca il titolo di una canzone dei Name Taken, mentre il genere musicale che scorre lungo le tredici tracce che compongono questo gradevole album che oscilla fra un “dance-rock” decisamente anni ottanta e un “punk-funk” più accattivante e recente. Brani come “The Only Difference Between Martyrdom And Suicide Is Press Coverage” e “ London Beconed Songs About Money Written By Machines”, dai titoli ultra lunghi ma molto sarcastici, si rifanno in modo piuttosto evidente all’afflato punk dell’adolescenza, qui mescolato con una venatura pop che non guasta. Una canzone come “Nails For Breakfast, Tacks For Snacks” ci ricorda invece gli ingredienti “funky” della loro impostazione musicale, mentre composizioni come “Time To Dance” e “Intermission” ci fanno tornare indietro a certa “dance music” sofisticata ispirata al David Bowie di oltre venti anni fa. Vi segnaliamo inoltre altre “power pop ballads” molto ben articolate come “ But It’s Better If You Do” e “ I Write Sins Not Tragedies”, mentre il resto del disco è da ascoltare senza andare a cercare chissà cosa, ma con la dovuta dose di divertimento e spensieratezza. I Panic! At The Disco sono poco di più che una “party band”, ma almeno lo fanno in maniera dichiarata, senza intellettualismi fuori luogo. E poi qualche buon numero e qualche idea originale ce l’hanno di sicuro, non meritano bocciature.


