Hip-hop 21 Settembre 2006

Food & Liquor

La parola capolavoro fa paura? Vedremo alla prova del tempo ma io mi sbilancio già non poco

Artista
Lupe Fiasco
Etichetta
Atlantic

Lupe Fiasco (pronunciato come si scrive) e’ un MC di venticinque anni proveniente da Chicago: da parecchio tempo uno dei segreti più pregiati del circuito mix-tape underground negli USA giunge ora alla pubblicazione del suo primo album. Di lui si è interessato addirittura Jay-Z, che lo ha aiutato a farsi conoscere e che qui ne è produttore esecutivo. Possiamo pensare quello che vogliamo di Mr. Carter ma, in questo caso, ci ha visto non bene, benissimo. Il disco di Lupe è qualcosa che non capitava nell’ hip-hop da troppo tempo: un capolavoro di freschezza, equilibrio, consapevolezza, divertimento, basi fenomenali e un flow che non si può non definire straordinario nella sua semplicità e naturalezza di scorrimento (un po’ come il primo Nas).
‘Food & Liquor’ è il nome dei negozi agli angoli delle strade di Chicago dove si vendono generi alimentari e alcoolici ma intorno a cui ruota anche gran parte della vita di strada dei giovani e non solo. Nell’intro del disco, dopo aver ascoltato una donna improvvisare poeticamente (‘slam poetry’) su quali siano le sensazioni di stare in strada tra vie, gente, case e negozi (sullo sfondo si sentono rumori di strada), Lupe comincia ad esporci un po’ la sua “filosofia” di vita ed il perchè del titolo del disco: su di un bellissimo strumentale spiega che il mondo e tutto ciò che vi è dentro sono un misto di due cose, il bene ed male, il cibo e l’alcool (è musulmano praticante), dando così un più profondo (seppur in assoluto non originalissimo) significato al titolo della sua opera prima.
La cosa che colpisce di più di “Food & Liquor” è l’eccezionale livello della produzione (curata da personaggi non famosissimi quali Nottz, Needles, the Buchanans, Mike Shinoda, Soundtrakk e Post), sempre molto originale pur rimanendo nei canoni hip-hop, abilissima a miscelare duro e morbido, buono e cattivo, cibo e alcool: la varietà dell’offerta è sorprendente, dall’aggressivo sample di chitarra della iniziale “Real”, bilanciata dagli interventi vocali di Sarah Green ai delicati arrangiamenti di fiati ed archi di “He Say She Say” o di “Kick Push”(il singolo), sostenute però da una robusta ritmica boom-bap. E poi il piano ritmato di “Gotcha”, quello vellutato di “Instrumental”, gli archi di “Daydreamin’”, i sintetizzatori di “Cool”, la fantastica “Hurt Me Soul”, i suoni latineggianti di “American Terrorist”…ma rischiamo di citare tutte le tracce. Tra tanto splendore passa quasi inosservata l’ospitata di Jay-Z in “Pressure”.
Insomma un disco che miscela mirabilmente ritmiche importanti, arrangiamenti pregiatissimi ed un MC d’eccezione. Per credere quanto questo disco regga dall’inizio alla fine si deve davvero ascoltarlo. La copertina poi è una chicca: immagine e grafiche tra anni ’70 e ’80 che ricordano quelle indimenticabili di Parliament e Funkadelic.
La parola capolavoro fa paura? Vedremo alla prova del tempo ma io mi sbilancio già non poco.