Il Mio Inferno Privato
Certe porte, si sa, dovrebbero restare chiuse, ma la curiosità di sbirciare dalla serratura è irrefrenabile. Racchiuso in 4 tracce, l'inferno privato della band suona piacevole come pasta abrasiva.
- Artista
- Il Mio Inferno Privato
- Etichetta
- CD autoprodotto
Certe porte, si sa, dovrebbero restare chiuse, ma la curiosità di sbirciare dalla serratura è irrefrenabile. Il mondo che si svela dopo aver fatto quei due o tre scatti di serratura è un vaso di pandora pronto per l’esplosione. Il connubio tra rock e Mefistofele è cosa certa, quasi quanto il vortice sonoro generato dai Il Mio Inferno Privato”.
L’album omonimo suona esattamente come ci si aspetta da una band che porta questo nome: granitico e ossessivo. Un po’ alunni di One Dimensional Man e Stooges, nel frullatore musicale de Il Mio Inferno Sonoro c’è spazio per tutto: chitarre, rullate e una buona dose di sperimentazione. La scelta di unire le liriche in italiano a melodie insane e sofferte, delinea una cifra stilistica compatta e un gusto particolare per la forma canzone sia quando si parla di distorsione sia quando ci si addentra in territori più rarefatti.
I passaggi violenti e una certa tendenza al rumorismo sono la comune matrice di tutti i brani, dominio quasi esclusivo di ritmiche ossessive e tormentate, forse un po’ troppo legate ai canovacci del genere. La gita nella loggia nera offre spazi a voci fumose e rasoiate di chitarra, ma dalla cameretta buia dell’ade si intravede anche lo spirito melodico della band, capace di cucire trame già ampiamente esplorate ma comunque inquiete.
Racchiuso in 4 tracce, l’inferno privato de Il Mio Inferno Privato suona piacevole come pasta abrasiva.


