Interviste 17 Gennaio 2008

Intervista con gli Orange

Il resoconto dell’incontro ravvicinato con Francesco Mandelli, partner di Enrico Buttafuoco nella formazione milanese che ruota attorno all’etichetta indipendente Smoking Kills:

La vostra line-up è formata da soli due elementi, come mai questa particolare scelta?

In realtà è stata una scelta quasi obbligata perché a luglio dell’anno scorso l’altro chitarrista se n’è andato e quindi siamo rimasti in due. Da luglio fino a febbraio abbiamo cambiato tutto i pezzi ma in due ci divertiamo molto di più!

Oltre ad essere un musicista sei anche un vj di Mtv, stessa scelta che hanno intrapreso altri tuoi colleghi. Avete tutti realmente la “smania” di diventare musicisti o semplicemente pensate che lavorando per Mtv, sia più facile avere una spinta nell’ambito musicale? Che poi però di questa spinta tu personalmente non ne usufruisci, perché non mi pare il tuo gruppo sia molto conosciuto. Come funziona per te questa storia del musicista?

Guarda, io suono da quando avevo undici anni e ho avuto vari gruppi. Quest’ultimo che si chiama Orange c’è dal 2000 ed è sempre andato avanti con diversi cambi di formazione. Quando siamo rimasti in due è stato un momento abbastanza duro perché per me il gruppo è stato sempre molto importante, ma sinceramente non ho mai tenuto che diventasse una cosa nota a tutti. Andare durante la settimana in sala prove, o fare delle date con i miei amici è divertente, com’è divertente fare qualsiasi cosa che fai con i tuoi amici.
In questi sette anni gli Orange sono rimasti abbastanza sconosciuti. Ultimamente, soprattutto da quando siamo rimasti in due, forse anche perché ci sono state delle particolari circostanze, io che mi sono lasciato con la mia fidanzata dopo quattro anni, il fastidio di entrambi perché quello che ha “mollato” se n’è andato senza dirci niente, ci siamo buttati a capofitto in questo progetto. Io non so com’è funzionato x gli altri miei colleghi, per me è stato così.
E’ successo poi che ad aprile siamo andati a suonare a Firenze, prima di un gruppo di nostri amici, I’ve killed the cat; siamo arrivati, solo che il tipo del locale non voleva farci suonare. Noi comunque abbiamo montato la batteria, e alla fine è andato tutto benissimo. Da quel momento abbiamo iniziato a ruotare attorno a questa etichetta indipendente, la Smoking Kills, abbiamo iniziato a fare molte più date, abbiamo organizzato il tour quest’estate ma è venuto fuori tutto molto naturalmente. In questo momento è capitato. E’ una roba così importante che sono sicuro, anche se non dovessi più tornare a suonare a Roma, mi vedrei comunque con il mio amico per suonare in sala prove.

Puoi spiegarmi meglio cosa intendi dire nella canzone “MNeNY” quando canti “Milano non è New York”?

Secondo me in Italia si rischia sempre di copiare quelle che sono le scene altrui. Questa non è una cosa sbagliata, va bene, però a volte si scatenano delle guerre tra “poveri”: quello che voglio dire è che invece che lavorare tutti per una scena musicale, per qualcosa di interessante, per cui magari i gruppi si aiutano fra loro, soprattutto negli ambienti elitari trovi queste persone che credono di essere a New York quando in realtà sono a Milano; non puoi fare quello che fanno a New York, ti devi rendere conto che vai al Plastic e ti chiami Franco Rossi!
E’ sicuramente bello che ci sia più attenzione per un certo tipo di musica che magari tre o quattro anni fa non era considerato, ma bisogna farlo con attenzione, non deve diventare una moda: l’indie non è mai stato una moda! Oggi sei vuoi essere indie devi vestirti in un certo modo, i Supergrass non erano vestiti in nessun modo!

Come siete arrivati qui, al Gravity Fest?

Abbiamo fatto questo tour estivo con la Nordkapp con gruppi tipo I’ve killed the cat, Mercury Drops, ecc e da questa cosa è venuto fuori anche il Gravity Festival perché l’agenzia che organizzava il tour e questo festival è la stessa.