Judges, Juries & Horsemen
Solitamente Alan McGee, lo scozzese fondatore della Creation Records e scopritore dei Jesus & Mary chain e dei Primal Scream, ha un bel fiuto per il talento, ma con i Weather Prophets pareva che avesse proprio preso un abbaglio
- Artista
- The Weather Prophets
- Etichetta
- Creation
Solitamente Alan McGee, lo scozzese fondatore della Creation Records e scopritore dei Jesus & Mary chain e dei Primal Scream, ha un bel fiuto per il talento, ma con i Weather Prophets pareva che avesse proprio preso un abbaglio: l’LP dello scorso anno, Mayflower, si era infatti rivelato una mezza bufala, e il suo insuccesso a livello di vendite aveva non poco contribuito alla cacciata dell’etichetta di Alan dal gruppo WEA. Così Pete Astor (cantante e leader indiscusso dei “Profeti”) si deve essere rimboccato le maniche nel tentativo di dimostrare il valore della band, esaltata dalla critica per i concerti live ma stroncata su vinile, e questo secondo LP ufficiale pare finalmente aver colto nel segno, anche se è di matrice altamente schizofrenica, tra vibrazioni rockeggianti e malinconie pop. Alle prime appartengono infatti il singolo Hollow Heart e la finale Ostrich Bed, dove il buon Pete digrigna i denti e ci offre, a turno, la sua personale interpretazione di Lou Reed e Jim Morrison, senza scordare certa new wave newyorchese fine anni ’70.
Al grande pop chitarristico caratteristico della regione settentrionale di Britannia si rifanno invece due ballate come Always The Light e Bury Them Deep, che ricorda vagamente alcune cose di Martin Stephenson e dei duoi Daintees. Decisamente un grosso riscatto, quindi, e una prova che separerà definitivamente Peter astor e i suoi dallo squallore di quella massa di nuove guitar-bands inglesi a cui i Weather Prophets erano stati in precedenza accomunati. “La festa è finita, il mondo è iniziato!”


