Teatro e Arte 5 Ottobre 2022

Live @ Auditorium Parco Della Musica, Roma – 1-2/10/2022

Direttrice dal 2017 del Centre Chorégraphique National d’Orléans la coreografa francese Maud Le Pladec atterra per la prima volta al Romaeuropa festival proponendo il lavoro coreografico: “Twenty-seven perspectives”.

Artista
Maud Le Pladec

Direttrice dal 2017 del Centre Chorégraphique National d’Orléans la coreografa francese Maud Le Pladec atterra per la prima volta al Romaeuropa festival proponendo il lavoro coreografico: “Twenty-seven perspectives”.

In realtà questa esibizione è stata creata nel 2018, prima della pandemia. “Abbiamo interrotto il tour a causa del covid. Abbiamo ripreso a girare quest’anno” ha puntualizzato Le Pladec.
In “Twenty-seven perspectives” la regista ha trasposto in movimento, con la collaborazione del musicista Pete Harden, una sinfonia coreografica. La partitura in questione è la Sinfonia n. 8 di Franz Schubert. “Io mi sono appropriata della musica di Schubert e ho cercato di farne una traduzione sulla scena anche dal punto di vista visivo” ha affermato la regista.
Lo spettacolo, svoltosi presso la sala Petrassi dell’Auditorium, in due repliche il 1 e il 2 di ottobre, può tradursi nella relazione tra il balletto contemporaneo e una ricomposizione post-minimalista di un capolavoro classico.

Cinque uomini e cinque donne di provenienze diverse: Régis Badel, Amanda Barrio Charmelo, Olga Dukhovnaya, Jacquelyn Elder, Simon Feltz, Maria Ferreira Silva, Aki Iwamoto, Daan Jaartsveld, Louis Nam Le Van Ho e Noé Pellencin hanno danzato su una scenografia pensata come una pagina bianca, un foglio arricciato ai lati in cui la musica e la danza si materializzano mano a mano. Lo show della durata complessiva di un’ora è iniziato poco dopo le 18. All’inizio alcuni interpreti sono seduti in prima fila e solo ad un certo punto salgono sul palco. Successivamente mentre sono eseguiti degli assoli il resto della compagnia tornerà più di una volta a collocarsi in platea come un qualunque spettatore.
I dieci ballerini indossano abiti comodi e i piedi sono rigorosamente scalzi. Il gruppo balla le 27 prospettive ricavate dalla partitura melodica. Il tappeto sonoro appare e scompare continuamente. Tutti i performer seguono le differenti variazioni e il modo in cui queste si trasformano. Ognuna/o di loro ha le proprie frasi e una propria traiettoria che inizialmente si sovrappone a quella degli altri creando sempre più incroci.

Più si va avanti, più ci si avvicina alla vera composizione di Schubert, più queste traiettorie confluiscono in un’unica soluzione artistica. I protagonisti dimostrano una certa intensità di movimento. La presenza scenica è più forte da parte dei ragazzi. In generale un po’ a tutti è mancata un po’ l’espressione del volto.
Molto belli i momenti di passo a due uomo-donna e anche i quadri in cui c’erano degli scambi di prese tra alcuni membri della compagnia. Si percepisce che è stato fatto un grosso lavoro da parte di tutti per giungere ad un certo livello di affiatamento.

Sebbene qualche piccola imprecisione la performance è stata gradevole e apprezzata da tutto il pubblico.