Navi
Con trasporto edonistico il disco conduce l'ascoltatore in un mondo altro, tra suggestioni ancestrali e atavico istinto sintetizzato e ipnotico.
Sono degli arazzi sperimentali pregni di oscurità ritmica e bit volatili a rivestire le architetture sonore di ”Navi”, terzo lavoro dei Santobarbaro. A due anni di distanza da “Lorna”, la band (Pieralberto Valli: voce, basso; Franco Naddei: synth e manipolazione sonora; Davide Fabbri: synth; Enrico Mao Bocchini: batteria), percorre dunque la linea impalpabile costruita su cifre stilistiche nuove all’interno di un flusso sonoro che mescola sintetizzatori, elettricità melodica, archi, pianoforti, lamiere industriali, voci lontane su sentieri discontinui a metà strada tra new-wave, echi trip-hop ed elettronica.
Ci si immerge così in liriche liberamente ispirate da “Il libro degli essere immaginari” di Jorge Luis Borges. (Quercia), inseguendo archi notturni e graffi artificiali (Urania), orizzonti catartici (Terzo Paesaggio), pianoforti ombrosi (Prendi Me), tumulti elettronici (Tempesta), derive ambient (Io Non Ricordo) e sghembi itinerari fumosi (Nove Navi).
“Navi” è un album che ruota attorno ad una sorta di onirismo bruno incastonato all’interno di caliginose visioni strumentali, testi evocativi e allucinazioni sintetiche. Con trasporto edonistico il disco conduce l’ascoltatore in un mondo altro, tra suggestioni ancestrali e atavico istinto sintetizzato e ipnotico.


