Italiani 28 Aprile 2017

No Human Dream

Un disco di una semplicità disarmante e di facile ascolto, nonostante arrangiamenti che sembrano costruiti con estrema precisione e frutto dell’intreccio di corde di diverso tipo

Parliamo di un disco strumentale, l’ultimo di Stefano Meli, musicista ragusano giunto con questo al suo sesto lavoro in studio. Un disco di una semplicità disarmante e di facile ascolto, nonostante arrangiamenti che sembrano costruiti con estrema precisione e frutto dell’intreccio di corde di diverso tipo: chitarre acustiche, elettrificate, elettriche, dobro (tutte nelle mani di Meli), e addirittura il violino (di Anna Galba), si sposano con il suono languido di un’armonica e un accompagnamento ritmico presente ma non opprimente.

Tutto questo contribuisce a mettere insieme un’atmosfera contemplativa, gioco forza senza parole se non per un brano dove ascoltiamo delle spoken words(fra l’altro liberamente tratte da “La Terra Desolata”, poemetto di T.S.ELliot), solo una delle citazioni letterarie contenute in questo disco.
Un titolo apparentemente negativo , in realtà una constatazione dell’autore sull’inesorabile e lento dileguarsi di sogni, fantasie e illusioni dell’uomo moderno, che ormai percepisce il silenzio come unico mezzo per riconciliarsi con se stessi.

Il disco è stato registrato in buona parte in presa diretta dallo stesso Meli, e, come già fatto nei precedenti, senza l’uso di computer o sofisticate tecnologie, ma affidandosi semplicemente ad un vecchio mixer e un registratore digitale, con l’obiettivo di riportare un suono essenziale, sincero, reale. Un risultato che supera le aspettative e rende questo lavoro una piccola gemma da ascoltare.

Con la preziosa collaborazione dei Gentless3 (Carlo Natoli al basso e al mix, Sergio Occhipinti al basso e alle Spoken Words, Sebastiano Cataudo alla batteria) e della violinista spagnola Anna Galba (Fratelli La Strada)