Classic Rock 23 Giugno 2014

Pearl Jam live @ Stadio San Siro – Milano, 20 giugno 2014

Per chi come me conosce e ascolta i Pearl Jam sin dal 1992 quello di venerdì scorso era un appuntamento con la storia, vero e proprio. Perché scrivo questo, perché sono passati vent’anni e 10 dischi in studio. Vent’anni sono tanti, e in vent’anni possono succedere tante cose. Vi consiglio vivamente di leggere la loro storia, ne vale la pena! Se non voleste leggerla ve la racconto io, chiamatemi pure!!!
Mi sento in dovere di fare una premessa, per poi lasciarmi trasportare totalmente dalla valanga di emozione suscitate dal concerto. L’audio non è stato impeccabile, fortunatamente non ha inficiato sul risultato finale, ma trovo scandaloso che per concerti del genere l’audio non sia perfetto. Mi limito a dire questo. Veniamo a noi.
I Pearl Jam non hanno mai nascosto il loro amore per il nostro paese, Eddie Vedder in primis. Bene, sono arrivati a Milano e hanno confermato questo loro amore.
La scelta dei brani di apertura ha semplicemente ricordato a tutti i presenti che i PJ sanno come colpire al cuore. Release ha aperto il concerto come agli esordi dei 5 di Seattle. Eddie Vedder (in ripresa dopo un influenza che lo ha colpito a inizio tour europeo) si è lasciato aiutare da tutto il pubblico fin da subito, percepiva che chi gli stava davanti voleva cantare con lui. Per chi scrive è stato un tuffo nel passato di ben 18 anni, era il tour di “No Code” e i PJ iniziarono proprio con Release. Per chi stava con me ad assistere a questo evento invece era la prima volta dopo tanti appuntamenti mancati! Due generazioni a confronto. Stesso risultato: commozione pura.
I 5 di Seattle, ormai 6 con il tastierista Kenneth Gaspar, sono in forma smagliante. Lo si capisce da subito. Eseguono Nothingman, Sirens e Black una dietro l’altra, non si respira, non si riesce a focalizzare l’emozione. Sirens conferma che “Lightning Bolt” è un disco dalle sonorità superbe e che dal vivo non può fallire, anzi. Il momento romantico finisce con la prima mazzata della serata: Go. A seguire Do The Evolution, Corduroy, Lightning Bolt e Mind Your Manners. Adrenalina pura con ampio spazio a parti strumentali con un “Michelangelo” McCready in splendida forma.
Eddie Vedder introduce Jeff Ament al basso, il brano successivo spiazza tutti i 70.000 presenti. Pilate è un brano di “Yield” che, probabilmente, conoscono solo i veri fan dei PJ e fa capire come le loro esibizioni live non siano affatto prevedibili. Io ho goduto, e anche chi era con me.
Come se fosse un prolungamento del clima “Yield” appunto, seguono MFC e Given To Fly, quest’ultima ci ha regalato un curioso vuoto di memoria di Vedder su tutta la prima strofa, ma tanto c’era il pubblico. Un tuffo in “No code” con Who You Are per poi toccare brevemente la raccolta dei singoli “Lost Dogs” con Sad e tornare agli anni ’90 con Even Flow dove McCready ci ha deliziato con un assolo strepitoso.

Swallowed Whole ci ha riportati nuovamente al suono di oggi, la differenza è netta con il passato. I Pearl Jam sono cambiati soprattutto in quel frangente, ma non lo scopriamo oggi. Con estrema sorpresa trova spazio anche un brano tratto dalla colonna sonora, tutta Vedderiana, di “Into the wild”: Setting Forth. È bello vedere come il brano si trasforma suonato da tutta la band.
La tensione non scende, anzi. Segue una tripletta che lascia tutti senza fiato: Not 4 You, Why Go e Rearviewmirror. Quest’ultima è un pugno nello stomaco. Matt Cameron fa semplicemente una strage. La dove il brano originale si affievolisce, per lanciare poi il tripudio finale, lui mantiene la tensione alta fino a quando la musica ha un improvviso stop, salvo riprendere immediatamente dal basso distorto di Jeff Ament che rilancia il tema e porta il brano ad una conclusione che non ha nulla da invidiare a un gruppo metal. Incredibile! Si chiude così la prima parte. Io ho goduto, e anche chi era con me.
La seconda inizia con la band comodamente seduta. Stone Gossard imbraccia una chitarra acustica, McCready non molla la sua Stratocaster, Ament tira fuori il suo amato contrabbasso elettrico.
Yellow Moon, Small Town, Thin Air regalano momenti di pura delicatezza. Non mancano gli ormai famosi fogli in italiano con cui Vedder spiega il suo stato d’animo e quello della band. Prima di eseguire Just Breath svela a tutti che durante l’ultima esibizione a Milano nel 2000 (Binaural tour) era “sotto a un treno” ma fu proprio in quella occasione che conobbe la sua attuale moglie, applausi!

Neanche il tempo di applaudire la fine di Just Breath che Stone Gossard abbandona la sedia e inizia l’inconfondibile chitarra iniziale di Daughter. Tutti a cantare. A questo punto arriva il momento più catartico per il sottoscritto. Inquadratura su Ament e il suo basso a 12 corde. Quando Jeff Ament imbraccia il basso a 12 corde può voler dire solo una canzone: Jeremy. Semplicemente travolgente. Io ho goduto, e anche chi era con me. Ormai travolto dall’ondata emotiva fino ad ora assaporata mi illudo di essere appagato, che stolto!
Betterman ci riporta con i piedi per terra, Spin The Black Circle ci rilancia in un vortice che ha il suo centro in Mike McCready che gira in tondo sul palco percorrendolo per intero durante tutto il brano, pazzesco. È finita?! No. Altri due schiaffi ben assestati: Lukin, due minuti scarsi di puro punk e poi Porch, ancora adrenalina. Siamo esausti dalla felicità.
I nostri 6 escono salutando, ma sappiamo che non è finita.
Passano 5 minuti scarsi e l’ennesimo boato li riaccoglie sul palco. Vedder si lascia andare a un discorso sull’umanità, su quello che sta succedendo a questo mondo, il progresso, la tecnologia, il male che potrebbe farla da padrone. Ma lui sa in cuor suo che ce la possiamo fare, anzi noi ce la faremo … Alive.
Arriviamo infine all’immancabile doppietta finale marcata PJ: Rockin’ in The Free World con alla chitarra il figlio di Matt Cameron appena 15enne e Mike McCready in giro per il palco a fare foto, e una Yellow Ledbetter che chiude in bellezza come sempre. Vedder e compagni non vorrebbero chiudere, glielo si legge negli occhi, noi non vorremmo lasciarli andare ma purtroppo non dipende ne da noi ne da loro.
Ci sediamo. Riavvolgiamo il nastro per rivedere il tutto ma sappiamo già che difficilmente ci scorderemo qualcosa. Io ho goduto, e anche chi era con me.

SET 1
Release
Nothingman
Sirens
Black
Go
Do The Evolution
Corduroy
Lightning Bolt
Mind Your Manners
Pilate
Untitled
MFC
Given To Fly
Who You Are
Sad
Even Flow
Swallowed Whole
Setting Forth
Not For You
Why Go
Rearviewmirror

ENCORE 1
Yellow Moon
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
Thin Air
Just Breathe
Daughter
Jeremy
Better Man
Spin The Black Circle
Lukin
Porch

ENCORE 2
Alive
Rockin’ In The Free World
Yellow Ledbetter