Pura Vida Conspiracy
“Pura Vida Conspiracy” è in definitiva un album accattivante che conserva il piacere, l'allegria, l'intensità e la leggerezza degli esordi, ma non riesce a convincere fino in fondo.
- Artista
- Gogol Bordello
- Etichetta
- ATO/Casa Gogol Records
Cercando sempre di oltrepassare la sottile linea di confine della nazionalità e dei generi il ‘gypsy punk’ di Eugene Hutz e della famiglia Gogol Bordello raggiunge la frontiera sonora del sesto album in studio con ”Pura Vida Conspiracy”.
La formula proposta è sempre la stessa, non discostandosi molto dai dischi precedenti in primis da “Trans-Continental Hustle”, e continuando a far proprio il gusto per la contaminazione e l’integrazione stilistica. Registrato a El Paso in Texas e prodotto da Andrew Sheps, l’album continua dunque a percorrere strade già battute con un occhio lontano sempre rivolto al passato della band, in una fusione di trame autoctone e stilemi globali, tra violini e fisarmoniche, batteria e chitarre.
Scorrono veloci i brani tra scariche di positività ritmica e grinta sonora (We Were Rising, Dig Deep Enough, Lost Innocence World), nenie appariscenti (Malandrino), confessioni dondolanti (Amen) e meste ballate (We Shall Sail).
“Pura Vida Conspiracy” è in definitiva un album accattivante che conserva il piacere, l’allegria, l’intensità e la leggerezza degli esordi, ma non riesce a convincere fino in fondo. Sono purtroppo lontani i tempi in cui forte era la percezione di quel senso di sperimentazione “ubriaca” e l’attitudine più propriamente punk logora e violenta tra anime gitane e spiriti balcanici, che imperversava in album come “Super Taranta!” e “Gypsy Punks: Underdog World Strike”, esplodeva nell’energia carica e nell’adrenalina isterica capace davvero di scatenare un’estatica danza universale.


