Romantically Helpless
Non è bella. Non è sexy. Non è trasgressiva. Indubbiamente, l’unico modo per innamorarsi di Holly Cole è ascoltare la sua musica
- Artista
- Holly Cole
- Etichetta
- T&M
Non è bella. Non è sexy. Non è trasgressiva. Indubbiamente, l’unico modo per innamorarsi di Holly Cole è ascoltare la sua musica. “Sua” poi, per modo dire, visto che attinge al repertorio di altri autori. Nel corso degli anni infatti, Holly Cole è diventata unicamente interprete, ruolo un po’ sottovalutato di questi tempi. Ma a lei poco importa, scommette sulle doti interpretative, mette in mostra le indubbie qualità vocali e cita Frank Sinatra e Sarah Vaughan tra i suoi modelli. I dodici brani di Romantically Helpless, bisogna dirlo a scanso di equivoci, sono tutti molto belli. A partire da One Trick Pony di Paul Simon per arrivare a Don’t Fence Me In di Cole Porter passando per That Old Black Magic di Arlen e Mercer, e Same Girl di Randy Newman. Holly Cole li esplora, li smembra, li destruttura per poi ricomporli in modo completamente diverso. E il più delle volte finiscono per assumere tinte un po’ più scure rispetto agli originali.
Per stessa ammissione della Cole, alla base della sua musica ci sono due anime distinte: il jazz e il pop. Due anime che raramente convivono bene come in questo disco. Forse parte del merito è del produttore Steve Ferrara, già con Suzanne Vega, Jeff Beck e Ravi Shankar nonché vincitore di un Grammy. Fatto sta che Romantically Helpless è un disco intrigante, ricercato, romantico senza essere melenso. In due parole, proprio bello.


