Italiani 29 Marzo 2022

Rue de la Paix

Gerardo Balestrieri è senza dubbio uno degli esponenti più particolari della canzone italiana. Raffinato, colto, originale, è sempre riuscito a produrre lavori diversi dai precedenti, riuscendo però a mantenere un'impronta identificativa ben chiara. E questo suo nuovo lavoro, il decimo della sua ormai corposa discografia, non è da meno dei precedenti. Per la stessa definizione dell'autore, “è un lavoro essenziale, che ricerca più la sostanza che la forma". Ed è forse anche un momento di ricerca nel proprio vissuto personale, con alcuni brani apertamente dedicati alla propria famiglia

Etichetta
Interbeat/Egea

Gerardo Balestrieri è senza dubbio uno degli esponenti più particolari della canzone italiana. Raffinato, colto, originale, è sempre riuscito a produrre lavori diversi dai precedenti, riuscendo però a mantenere un’impronta identificativa ben chiara. E questo suo nuovo lavoro, il decimo della sua ormai corposa discografia, non è da meno dei precedenti. Nato durante la forzata astinenza da concerti e nel compimento dei cinquant’anni, il nuovo disco Rue de la Paix, per la stessa definizione dell’autore, “è un lavoro essenziale, che ricerca più la sostanza che la forma”. Ed è forse anche un momento di ricerca nel proprio vissuto personale, con alcuni brani apertamente dedicati alla propria famiglia.

Il disco sembra suddiviso nettamente in due parti distinte. Nella prima troviamo le sue passioni musicali: il jazz di “Giuannin” (storia di spazzacamino emigrato in Francia nel XVIII secolo), la canzone napoletana ironica e divertente “L’ Arazzo di Arezzo”, che rende omaggio a Nino Taranto, lo swing di “L’étrangère” (poesia di Louis Aragon musicata da Léo Férré) e di “La canzone delle ossa”, che dà modo a tutti i musicisti di esibirsi in pregevoli assoli. Ma anche il folk della grande Rosa Balistreri, dal cui repertorio riprende “Cu ti lu dissi”, omaggio alla grande cantante siciliana con una versione pregevole, che tinge di blues il classico della folk. E infine anche uno sguardo sulla migliore canzone d’autore italiana, con la splendida “Vento e blu in piazza San Marco” con le sue impressioni dal taglio quasi pittorico su una Venezia deserta durante la pandemia.

La seconda parte del disco è quasi interamente rivolta al proprio vissuto personale, con brani dedicati alla sua famiglia: dal lento per piano e voce “Guia”, dedicato alla compagna, a “Mariùs”, dedicata al figlio, dall’omaggio a se stesso e al proprio segno zodiacale della swingante “I gemelli” ai ricordi familiari di “Turi Turi” e della divertente “Il tango del carciofo”, dove emerge la capacità di giocare con intelligenza e originalità con le parole. Capacità che raggiunge il suo apice in “Canzone crittografica”, vero e proprio gioco enigmistica in musica.

Ancora una volta Balestrieri</b<, passando da un valzer a un blues, da uno swing a un tango, da Napoli a Venezia, è riuscito a mischiare le carte facendoci perdere i punti di riferimento a cui siamo pigramente abituati, inducendoci a cercare tra le note e le parole il senso di un disco pregevole

Rue de la Paix

01 Giuannin
02 L’ Arazzo di Arezzo
03 L’ étrangère
04 La canzone delle ossa
05 Cu ti lu dissi
06 Vento e blu in piazza San Marco
07 Valzer delle lampadine
08 I gemelli
09 Guia
10 Mariùs
11 Il tango del carciofo
12 Canzone crittografica
13 Turi Turi