The Local Fuzz
Si va dal rock progressive a quello più heavy attraverso passaggi matematici con un disinvoltura che ti fa morire di un invidia incontenibile.
- Artista
- The Atomic Bitchwax
- Etichetta
- Tee Pee Records/Goodfellas
Quando un album inizia con questi presupposti, con la piacevole arroganza di chi sa il fatto suo e con questa potenza che cosa si dovrebbe scrivere per tirare fuori una recensione? Ah si, per lavoro e per chi non ha l’album sottomano. Pupilli della Tee Pee Records gli Atomic Bitchwax escono con un’unica traccia, una composizione di 43 minuti che sembra, e vuol essere a tutti i costi, un lunga jam improvvisata che scorrazza lungo 40 anni di hard-rock di alto livello.
I ragazzi usano questi scarsi tre quarti a mò di bignami per spiegarvi come si suona e cosa sia la musica dell’ultimo trentennio.
Cambi ritmici veloci, tiro micidiale e rifferama che manderebbe in giuggiole Jimmi Page, Ritchie Blackmore e Toni Iommi racchiusi nelle note di questo nuovo “The Local Fuzz”.
No all’elettronica, niente sperimentazione, veto al crossover ma musica muscolare, e granitica, suonata a cannone, con il basso che asseconda il doppio pedale della batteria, accanito sulle pelli.
La voce non serve, le parole neanche, la loro capacità sta nel suonare, perché è di musica suonata che si parla qui.
Si astengano capre che impugnano chitarre a cazzo di cane solo perchè hanno qualcosa da dire. Nessuna sosta in questo viaggio, sono le chitarre a comandare, libere da trame usurate, fantasiose, capaci di esplorare le varie venature del rock. Si va dal rock progressive a quello più heavy attraverso passaggi matematici con un disinvoltura che ti fa morire di un invidia incontenibile.
Roba da orgasmo multiplo senza che ci siano donne di mezzo, siete avvisati!
-300x190.jpg)

