Classic Rock 16 Maggio 2013

The Low Highway

Un disco di altissimo livello che sembra restituire voce alla memoria di Woody Guthrie e - attraverso lui - agli hobo, quei musicisti itineranti che raccontavano tanti anni fa le storie di chi viveva ai margini negli Stati Uniti

Artista
Steve Earle
Etichetta
New West Records

Un album davvero particolare , un disco di altissimo livello che sembra restituire voce alla memoria di Woody Guthrie e – attraverso lui – agli hobo, quei musicisti itineranti che raccontavano tanti anni fa le storie di quanti non avevano voce, dei diseredati , di chi viveva ai margini negli Stati Uniti d’America. E’ passato tanto tempo da allora, è vero, ma la crisi economica ha portato ad una crescita del numero delle persone senza lavoro, senza casa, e senza un futuro. E’ a loro che Steve Earle, 58 anni, un autore che non ama i grandi palcoscenici della scena internazionale, ha dedicato questo The Low Highway, un album molto roots ma intenso e vibrante come raramente ci capita di ascoltare.

La title track è un country-blues di ottima fattura, una ballata dolente ma a dir poco magnifica. Spruzzate di vecchio rhythm & blues e una buona venatura di rock and roll costituiscono l’anima di Calico County, mentre Invisible è una delicata folk ballad, una perla acustica che ha come protagonista un homeless, un gran bel pezzo, sofferto ma dotato di una grande struttura armonica, un brano che dà luce a tutto l’album.
Steve Earle è un grande songwriter, un musicista raro, uno dei pochi che sa ancora come scrivere belle canzoni. Warren Helmar’s Banjo attinge ad atmosfere tipiche del vecchio bluegrass, è un pezzo non molto lungo, ma davvero ben congegnato, mentre 21st Century Blues è un rock blues di pregevole fattura, tirato quanto basta e felicemente ispirato anche nelle liriche.

Da ascoltare anche Love’s Gonna Blow My Way e After Mardi Gras, due country balladsben confezionate che vedono il sostanziale apporto dei Dukes e delle Duchesses, in pratica la sua live band che si è trasferita interamente in sala di registrazione e che si avvale di nomi quali Eleanor Whitmore, al violino, Chris Masterson, Kelley Looney, Will Rigby e Allison Moorer che collabora con Steve alla voce. Un album da non mancare, il cui ascolto riconcilia con la buona musica.