The Traveler Challenges Death
Undici brani originali scelti all’interno di una bozza di ben settanta canzoni. Il tema principale del disco è il confronto con la morte , un archetipo che ci accompagna sempre, a cominciare da quel senso di fine che proviamo giunti al termine di una giornata.
- Artista
- Blessed Child Opera
- Etichetta
- Seahorse Recordings
- Anno
- 2026
Nuovo album per Blessed Child Opera, il progetto messo su dal musicista, produttore e “vocalist” siciliano Paolo Messere, ex Silken Barb, a partire dal 2001. Il disco prende il titolo di “The Traveler Challenges Death” ed è il prodotto finale di un lungo lavoro in sala di registrazione iniziato nel 2024 insieme al batterista Matteo Anelli.
Undici brani originali scelti all’interno di una bozza di ben settanta canzoni. Il tema principale del disco è il confronto con la morte , un archetipo che ci accompagna sempre, a cominciare da quel senso di fine che proviamo giunti al termine di una giornata.
Sotto il profilo più strettamente musicale abbiamo a che fare con un album che si ispira liberamente a certa “dark wave” e al “post punk” dei Joy Division e dei Virgin Prunes. Non mancano interessanti citazioni folk che rendono questo lavoro molto intimo e quanto mai riflessivo. Un canto dolente accompagna le singole composizioni e le rende quanto mai affascinanti.
Un album piacevolmente fuori tempo, che sembra appartenere ad un’altra epoca, un disco pervaso da un romanticismo oscuro e da una sensibilità spiccata. La chitarra elettrica di Paolo Messere si intreccia con ambientazioni elettroniche e con suggestioni mediorientali in una sorta di cantautorato “punk” che non ha paura di mettere a nudo le proprie fragilità.
Le canzoni del disco sono state eseguite in inglese e questo contribuisce ad accrescere il respiro internazionale dell’album. Ci sono piaciuti molto brani come “I Will No Longer Be Here”, il primo singolo tratto dal disco, “Even Before It All Ends”, “Like Souls In Heat”, “One Less Reason Not To Try Again” e “Nothing Can Be Controlled Anymore” .
Un senso di solitudine che però non si trasforma in disperazione, un sentimento di non appartenenza e di dolore che però non diventa mai indifferenza verso gli altri, una profonda dolcezza interiore che emana sia dal canto che dagli arpeggi chitarristici di Paolo Messere, che trasferisce su di sé tutta la tensione del viaggiatore che sfida la morte per celebrare la vita. Disco molto ben costruito e sofferto, che riesce a mettere insieme sperimentalismo “dark” e i residui armonici che questo mondo ancora ci concede.
Da ascoltare.


