The Wombats live @ Circolo degli Artisti – Roma, 10 aprile 2008
Ormai l’indie rock è una moda. Ormai la maggior parte dei gruppi provenienti dall’Inghilterra vengono definiti indie rock, i cloni si sovrappongono, si formano i cloni dei cloni e quando ascolti un pezzo alla radio, potresti cucirlo addosso ad almeno dieci gruppi diversi. E’ difficile trovare qualcuno che abbia caratteristiche dominanti nella propria musica. Molti ci provano, pochi ci riescono.
A questo giro sul palco degli “indi(e)mputati” troviamo i The Wombats, trio di Liverpool, che insieme ai The Enemy, possiamo incoronare come band rivelazione anglosassone del 2007.
Sulla parete del palco dominano proprio tre foto dei “famosi” vombati, i marsupiali australiani da cui la band prende il nome.
Il Circolo è sold out ed è ovviamente un tripudio di “british style”: dai cheap monday, alle magliette a righe, alle spillette sulle giacche o sulle borse e chi più ne ha, più ne metta. Quando le luci si spengono, si accende sul palco una di quelle palle da discoteca anni ’90, che genera giochi di luce per incanalare il pubblico nella giusta atmosfera danzereccia. Di lì a qualche minuto salgono sul palco i tre “animali” che sconvolgono il torpore che si era creato durante il cambio palco, tra un chiacchiericcio e un drink.
La prima pallottola sparata è “Lost In The Post” accolta efficacemente dal pubblico, colpito dritto ai “neuroni musicali”. La successiva è “Party In A Forest”, strano valzer, durante il quale Matthew Murphy (cantante della band) duetta divertito con la folla che “chiama” a gran voce una “certa” Laura. Bisogna aspettare il quinto pezzo per l’esplosione della sala, si tratta di “Kill The Director”, secondo singolo del disco “A Guide To Love, Loss And Depression”, probabilmente il più spinto e tirato della band, urlato a squarciagola da ogni singola bocca presente nel locale. E poi è il momento di “Backfire At The Disco” e “Let’s Dance To Joy Division” che già dai titoli sono una spinta a fare casino.
Obiettivamente i The Wombats non sono poi così originali, calcolando anche la formula dei testi irriverenti e sfrontati (in “Patricia The Stripper”, ci si interroga sul perché sia così difficile innamorarsi di una prostituta!), ormai usata fino allo sfinimento. Dalla loro, i tre hanno comunque l’ottimo uso delle voci, modulate e mescolate come fossero un quarto strumento, che, live, danno un tocco di diversità allo tsunami indierock/new wave che ha invaso i nostri lettori cd e iPod. Promossi.


