Punk 17 Febbraio 2021

Uppers

Disco d’esordio per i londinesi TV Priest, sbrigativamente etichettati come ennesimo gruppo post-punk.

Disco d’esordio per i londinesi TV Priest, sbrigativamente etichettati come ennesimo gruppo post-punk.

Inappuntabile nella sua compattezza granitica, ‘Uppers’ è però penalizzato proprio dalla sua stessa natura. Gli dedichi del tempo, nel tentativo di cogliere sfumature che potrebbero sfuggire ad un ascolto superficiale, e l’effetto complessivo è di aver sentito più o meno sempre la stessa canzone.

Sembra di essere in una fonderia (The Big Curve, Press Gang, Leg Room, Fathers and Songs): batteria e basso martellano in modo uniforme, con pochissime variazioni; le chitarre distorte graffiano e producono suoni dissonanti; spesso, un gran baccano in sottofondo, e la voce a declamare.

Il riff circolare di Journal of a Plague Year accresce l’impressione di ripetività suscitata dalla musica dei TV Priest. Forse ipnotica e dirompente nelle intenzioni, una simile proposta provoca però più di uno sbadiglio.

Le più movimentate Slideshow e This Island, le atmosfere sospese dello strumentale History Week, quelle cupe di Powers of Ten e semiacustiche di Saintless sono diversivi graditi; non eliminano tuttavia la sensazione di trovarsi di fronte a un album con tutti i crismi nell’ambito di un certo tipo di post-punk, ma sostanzialmente inutile perché indistinguibile da tanti altri dischi simili prodotti in tempi recenti.