Indie 21 Febbraio 2007

Yes Yes To You

Nell’indirizzo del sito ufficiale compare a fianco del loro nome anche la sigla "nyc". Ed è sufficiente un primo ascolto per avvicinare le sonorità di questa band sia agli Yeah Yeah Yeahs che (soprattutto) ai Blondie

Artista
The Affair
Etichetta
Absolutely Kosher

Cinque gruppi. A metà anni ’70 i Blondie dell’ex playmate Deborah Harry. A fine ‘90 gli Strokes di Julian Casablancas e gli Interpol di Paul Banks. A inizio 2000 gli Yeah Yeah Yeahs di Karen O e i The Affair della cantante Kali Holloway. Queste cinque realtà musicali, sparse su trent’anni di musica e non necessariamente assimilabili fra loro e dello stesso valore, hanno in comune una cosa. Lo sfondo. Tutti e cinque i gruppi infatti sono figli di New York. E questa origine comune, in “Yes Yes To You”, l’album d’esordio dei The Affair, si sente e parecchio.
Il primo indizio si ha già cercando notizie in rete su di loro. Nell’indirizzo del sito ufficiale compare infatti a fianco del loro nome anche la sigla nyc. E poi è sufficiente un primo ascolto per avvicinare le sonorità di questa band sia (anche se solo in parte) agli Yeah Yeah Yeahs che (soprattutto) ai Blondie. Le band con una vocalist donna sulla scena new wave e indie non sono moltissime. E i toni poi sono piuttosto vicini. Quindi è inevitabile questo doppio accostamento.
Meno immediata ma altrettanto importante, è però anche l’influenza degli altri due gruppi protagonisti della scena indie newyorchese e americana, gli Strokes e gli Interpol. Basti ascoltare il ritornello di “Unwanted Company” e la progressione di “Dead Letters” molto in stile Interpol, oppure il solo sempre della riuscitissima “Dead Letters” o gli stacchi di “Anything But Disco (You Ruined My Life)” che ricordano da vicino alcuni stilemi tipici degli Strokes.
Un tratto caratterizzante di tutte le tracce è, oltre alla potente e quasi sempre attenta voce di Kali Holloway, l’importanza delle tastiere a cui sono riservati molti dei riff e che perfettamente si sposano con il timbro vocale della vocalist e danno all’intero lavoro un tocco di ricercatezza senza limitarne l’energia.
Il disco, complessivamente, è di buona fattura, anche se certamente non si può dire che i The Affair abbiano a disposizione troppe varianti di ritmo e di toni. I pezzi si susseguono fra loro veloci e ad un ascolto superficiale e distratto è difficile ricordare più di due o tre ritornelli che si differenzino dagli altri. E forse è proprio questa la debolezza più significativa di “Yes Yes To You”. Quella di essere un album di buona qualità, di avere quattro cinque tracce molto riuscite (fra cui, oltre a quelle gia citate, “Red & White” e “Wait For It”), ma di non avere forse un pezzo di valore assoluto in grado di trascinare con sé tutto il disco.