Classic Rock 4 Novembre 2011

You Can’t Teach An Old Dog New Tricks

E’ un blues di strada fatto da un uomo che - malgrado i settanta anni d’età - si dimostra ancora capace di graffiare e di muoversi con sapienza e gusto all’interno di tutte le possibili variazioni dello spartito del blues

Artista
Seasick Steve
Etichetta
Play It Again Sam

Un album che non mancherà di suscitare emozioni in quanti amano ancora il blues e vivono per ascoltare questo genere di musica. Seasick Steve, pseudonimo di Steven Gene Wold, è un musicista americano nato ad Oakland nel 1941 che ha vissuto pienamente l’epoca degli anni Settanta, che è stato amico di Joni Mitchell e di Janis Joplin e che poi, negli anni Ottanta, si è trasformato in produttore, lavorando fra l’altro anche con i Nirvana di Kurt Cobain. La sua carriera di artista solista è invece piuttosto recente, così come il suo impatto in prima persona con l’industria discografica, che risale al 2004.

You Can’t Teach An Old Dog New Tricks è il suo quinto album ed è un disco che non delude le attese, sempre a metà strada fra il country blues acustico caro a Johhnny Cash e certe avventure elettriche che fanno subito pensare agli ZZ Top, come nel caso di Don’t Know Why She Love Me But She Do e della title track. Molto bello anche il folk blues di Treasures, il brano iniziale dell’album, in cui cui Seasick Steve gioca un po’ a fare il crooner ma ha una voce tale da poterselo permettere. Burnin Up e Have Mercy On The Lonely scavano alle radici del vecchio blues acustico di origine controllata, ma hanno il dono di una freschezza compositiva che li rende convincenti e godibili. E’ un blues di strada fatto da un vero protagonista di quegli anni, un uomo che – malgrado i settanta anni d’età – si dimostra ancora capace di graffiare e di muoversi con sapienza e gusto all’interno di tutte le possibili variazioni dello spartito del blues.
Vi segnaliamo infine le chitarre lancinanti di Back In The Doghouse, un brano che è forse il vero manifesto di questo disco, un blues elettrico di pregevole fattura, dotato di un groove davvero invidiabile e che anche nelle liriche riflette tutta la malinconia e la rabbia di chi si trova a vivere in una società da cui non può scappare e che non offre più prospettive alla speranza.

Un album da mettere su a volume alto, una botta di energia e di sincerità che fanno star bene, che ti riconciliano con la musica suonata, con tanta abilità, classe e ancora tanta voglia.