You Can’t Teach An Old Dog New Tricks
E’ un blues di strada fatto da un uomo che - malgrado i settanta anni d’età - si dimostra ancora capace di graffiare e di muoversi con sapienza e gusto all’interno di tutte le possibili variazioni dello spartito del blues
- Artista
- Seasick Steve
- Etichetta
- Play It Again Sam
Un album che non mancherà di suscitare emozioni in quanti amano ancora il blues e vivono per ascoltare questo genere di musica. Seasick Steve, pseudonimo di Steven Gene Wold, è un musicista americano nato ad Oakland nel 1941 che ha vissuto pienamente l’epoca degli anni Settanta, che è stato amico di Joni Mitchell e di Janis Joplin e che poi, negli anni Ottanta, si è trasformato in produttore, lavorando fra l’altro anche con i Nirvana di Kurt Cobain. La sua carriera di artista solista è invece piuttosto recente, così come il suo impatto in prima persona con l’industria discografica, che risale al 2004.
You Can’t Teach An Old Dog New Tricks è il suo quinto album ed è un disco che non delude le attese, sempre a metà strada fra il country blues acustico caro a Johhnny Cash e certe avventure elettriche che fanno subito pensare agli ZZ Top, come nel caso di Don’t Know Why She Love Me But She Do e della title track. Molto bello anche il folk blues di Treasures, il brano iniziale dell’album, in cui cui Seasick Steve gioca un po’ a fare il crooner ma ha una voce tale da poterselo permettere. Burnin Up e Have Mercy On The Lonely scavano alle radici del vecchio blues acustico di origine controllata, ma hanno il dono di una freschezza compositiva che li rende convincenti e godibili. E’ un blues di strada fatto da un vero protagonista di quegli anni, un uomo che – malgrado i settanta anni d’età – si dimostra ancora capace di graffiare e di muoversi con sapienza e gusto all’interno di tutte le possibili variazioni dello spartito del blues.
Vi segnaliamo infine le chitarre lancinanti di Back In The Doghouse, un brano che è forse il vero manifesto di questo disco, un blues elettrico di pregevole fattura, dotato di un groove davvero invidiabile e che anche nelle liriche riflette tutta la malinconia e la rabbia di chi si trova a vivere in una società da cui non può scappare e che non offre più prospettive alla speranza.
Un album da mettere su a volume alto, una botta di energia e di sincerità che fanno star bene, che ti riconciliano con la musica suonata, con tanta abilità, classe e ancora tanta voglia.
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