Martin Scorsese ama i Rolling Stones. Lo si era già capito in Mean streets, Quei bravi ragazzi, Casinò e The Departed dove i passi più importanti sono accompagnati dalle note di Jagger e soci. E lo capiamo all’inizio di Shine a Light, dove Scorsese pianifica le riprese, aspettando la scaletta del concerto che non gli arriverà mai. La sua voce è nevrotica e il viso agitato come quello di un ragazzo che incontra per la prima volta la sua amata.
E mentre Scorsese aspetta invano la scaletta, parte l’attacco di Jumpin’ Jack Flash. Ma c’è qualcosa che non va. Infatti nelle scene precedenti, scopriamo che il concerto è organizzato dalla fondazione Clinton per beneficenza e il pubblico è quello dei benestanti americani. E questo influisce non poco sul potenziale rock dell’opera. La presenza di un pubblico così pulito e perfetto stona con la presenza sporca e irriverente degli Stones così come stona il duetto con Christina Aguilera sulle note di Live with me.
Ma, per fortuna, i Rolling si ricordano di essere una delle più grandi rock band di tutti i tempi e Scorsese ritrova la grinta di L’ultimo valzer e ci regalano parecchi momenti memorabili. Loving cup vede la collaborazione di un Jack White emozionantissimo, che guarda gli Stones come se avesse trovato la salvezza eterna. In Champagne and reefer di Muddy Waters, gli Stones si fanno aiutare da Buddy Guy e sembra di vedere dei compagni di giochi che scherzano e si divertono. You got the silver, cantata da Keith Richards, è da pelle d’oca così come l’esecuzione di As tears go by, canzone regalata all’ex compagna di Jagger, Marianne Faithfull, ed eseguita per la prima volta dal vivo. E, comunque vada, è impossibile non essere travolti dai classiconi Sympathy for the devil, Start me up, Brown sugar e (I can't get no) Satisfaction.
Quindi Shine a light, nonostante i difetti, rimane un film/concerto/documentario (sono presenti alcuni spezzoni di interviste ai giovanissimi Stones) da vedere, grazie anche all’ottima fotografia di Robert Richardson (Casinò, The Aviator, Kill Bill). E soprattutto per essere travolti da due ore, senza distrazioni, dalla musica dei Rolling Stones. Che vi esalterà al punto da voler entrare nello schermo a prendere a pugni il pubblico di fighetti più intenti a fare le foto col cellulare piuttosto che godersi il rock’n’roll.
Articolo del
22/04/2008 -
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