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Catherine Owens / Mark Pellington
U2 3D
Musicale, 55' - U.S.A. 2008
3ality Digital Entertainment/ National Geographic Entertainment
di
Gabriele Toresani
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Arrivo al cinema, prendo il biglietto. All’entrata mi consegnano gli occhialini e la maschera: si raccomandano di trattarli bene. Mi siedo in sala, le luci si spengono e, quando indosso gli occhialini, mi trovo ora sul palco con gli U2, ora in mezzo al pubblico, ora volo e vedo una grande distesa di gente. Questo è il potenziale del digitale 3d, ed ormai è pronto per il cinema di intrattenimento.
Diretto dai registi Catherine Owens e Mark Pellington (regista dei bellissimi Arlington Road e The Mothman Prophecies), U2 3D mostra varie tappe dell’ultimo Vertigo Tour della band irlandese. La scaletta prevede cinque brani dell’ultimo album How To Dismantle An Atomic Bomb: l’opening credits Vertigo, Sometimes You Can’ Make it On Your Own (dedicata al padre di Bono), la travolgente Love And Peace Or Else e la commovente Yahweh. Il resto è pura goduria per le nostre orecchie (e i nostri occhi): Sunday Bloody Sunday, Pride, Where The Streets Have No Name, One sono solo dei magnifici esempi, canzoni fondamentali della storia della musica che commuoverebbero perfino i sassi. E fa piacere ritrovare The Fly, una delle canzoni simbolo del periodo elettronico degli U2 cominciato con Achtung Baby.
Il merito dei registi sta nel fatto di aver creato un’esperienza visiva in cui lo spettatore è assorbito totalmente. Grazie al 3d e a un’ottima fotografia, non si ha mai l’impressione di assistere a una banale ripresa di un concerto o a una celebrazione del gruppo ma si è immersi in un’esperienza audiovisiva così rilassante da desiderare che non finisse mai. Un’esperienza sensoriale che riesce a unire spettatore, gruppo e pubblico in un solo limbo, tanto da far percepire al pubblico in sala il calore della serata. E, sui titoli di coda accompagnati dalla versione acustica di Yahweh, la lacrima scende desiderando ancora un po’ di tempo prima di tornare alla vita reale.
Un grande plauso quindi ai due registi per la loro capacità di sfruttare la nuova tecnologia 3d in maniera funzionale e convincente, usandola non come modo per meravigliare lo spettatore bensì come una vera poetica. Certo il merito è anche della band irlandese, capace da sempre di creare spettacoli suggestivi che ogni volta emozionano e stupiscono. D’altra parte stiamo parlando di una delle più grandi band di tutti i tempi.
Articolo del
30/04/2008 -
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