Seguito dell’acclamato Batman Begins, il film racconta di una Gotham City che, grazie agli interventi di Batman e del nuovo procuratore distrettuale Harvey Dent, si sta lentamente liberando dal giogo della mafia e della corruzione. Gli equilibri verranno nuovamente sconvolti dall’ascesa di Joker, uno spietato criminale votato al caos più assoluto.
Il giudizio estetico verrà liquidato in poche righe, lasciando chi non è ulteriormente interessato libero di correre al cinema il prima possibile. Ma dall’altra parte è necessario rendere merito all’eccezionale lavoro di Cristopher Nolan con alcune riflessioni. Diciamo immediatamente che il film non delude alcuna attesa. La trama, piacevolmente intricata, crea un climax che corre ininterrotto per quasi due ore e mezza, valorizzata da una regia che si sa sempre ben destreggiare fra lo spettacolare e l’introspettivo, senza risparmiarsi alcuni riusciti colpi di scena. Il commento musicale di Hans Zimmer e James Newton Howard è ispirato e funzionale nella propria essenzialità, in particolare quando abbraccia le personalità di Harvey Dent e Joker (quest’ultimo con un suggestivo tema dissonante che ne introduce costantemente l’inquietante presenza). Proprio il defunto Heath Ledger si presenta come il valore aggiunto, riuscito nella missione (quasi impossibile, a priori) di reinventare un personaggio che, a livello cinematografico, Jack Nicholson aveva già scolpito con dovizia di particolari nelle nostre menti. Il nuovo Joker ben rappresenta i toni ulteriormente incupiti di questo nuovo capitolo, probabilmente il più tragico e oscuro della saga.
Ne Il cavaliere oscuro Cristopher Nolan si sente finalmente libero dal difficile compito di rigenerare la mitologia dell’ “Uomo pipistrello”, assolto con il precedente capitolo, e sposta nettamente il baricentro del proprio lavoro. Il risultato è quindi un film che deve molto più ad una personalissima visione del filone poliziesco (il Michael Mann dagli anni ’90 in poi) che non a quello prettamente supereroistico, come ci dimostra immediatamente la primissima sequenza della rapina. Mutuandola in parte proprio da Mann, Nolan recupera una precisa modalità rappresentativa della città (non solo notturna), creando nel contempo un vero e proprio microcosmo. La popolazione di Gotham entra prepotentemente in gioco, nella sua infinita varietà di personaggi e situazioni particolari, giocando più di una volta un ruolo di primo piano (soprattutto in prossimità del gran finale).
Ed è proprio per “l’anima di Gotham” che si svolge l’ambiguo scontro fra le tre eccezionali personalità del film. Nel caso di Joker, la caratterizzazione è archetipica; il personaggio così genialmente tratteggiato da Heath Ledger non conosce sfumature, non ha nome, gioca con le proprie origini senza lasciarle mai trapelare. Nella sua radicalità, Joker è l’incarnazione stessa del caos. Dall’altra parte, Batman ne rappresenta l’opposto indissolubilmente complementare; cancellato qualsiasi tipo di riferimento al proprio passato (la morte dei genitori), il “Cavaliere oscuro” è completamente assorbito dalla propria ossessione per la giustizia (e non più vendetta), per la quale ha ormai rinunciato alla propria umanità (vedi Rachel), relegando paradossalmente proprio Bruce Wayne alla stregua di una maschera. Harvey Dent si trova proprio nel mezzo, influenzato (e contemporaneamente schiacciato) dagli estremi di questo affascinante binomio; il risultato non può che essere un ibrido, nella fattispecie Due Facce (altra riuscita rielaborazione di Nolan, dopo lo scempio di Joel Schumacher). Il cavaliere oscuro pare dunque rappresentare una sorta di parabola del personaggio più propriamente umano dei tre, incentrata sulla sua personale discesa negli inferi.
In definitiva, si tratta forse di uno dei migliori film che potrete vedere quest’anno. E probabilmente un futuro classico che potrebbe fare volentieri a meno del proprio fardello extra-filmico.
Articolo del
27/07/2008 -
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