Arriva nel nostro paese la prima trasferta americana del regista di Hong Kong Andrew Lau (tra i suoi lavori Infernal Affairs, rifatto da Martin Scorsese col titolo The Departed) dopo che in America è uscito solo in home video a causa dei temi scottanti che vengono trattati. Temi che hanno provocato al film parecchi problemi di produzione e distribuzione, ai quali si è tentato di dar rimedio facendo rigirare in parte la pellicola dal regista Niels Mueller (non accreditato).
Il lavoro di Errol Babbage (Richard Gere) è quello di tenere sotto controllo un gruppo di cittadini americani schedati per crimini sessuali. Lavoro che, nonostante debba essere di pura routine, viene preso da Babbage come un modo per riuscire a evitare futuri crimini. Prossimo alla pensione gli viene affiancata la giovane Allison Lowry (Claire Danes), all’inizio spaventata e turbata dai metodi di Babbage. Ma quando una ragazza scompare e tutti gli indizi portano al gruppo tenuto sotto controllo da Babbage i due inizieranno un’indagine che porterà a esiti agghiaccianti.
Le premesse per fare di Identikit di un delitto (come al solito orrendo il titolo italiano che sostituisce l’originale The Flock, termine per indicare il gruppo di persone controllato da Babbage) un bel film c’erano tutte: un bravo regista, una trama dai contenuti non banali, un divo come Richard Gere e una brava attrice come Claire Danes. Purtroppo tutte queste premesse vengono tradite.
Il difetto più evidente sta proprio nella regia di Lau (e di Mueller), che, non si sa per quale motivo, riempie il film di effetti videoclippari degni del migliore (o peggiore, fate voi) Tony Scott. Effetti che, se possono stare benissimo in un action movie, in una pellicola come questa, che vorrebbe essere di atmosfera, stonano assai. C’è da dire che anche la sceneggiatura di Hans Bauer e Craig Mitchell non dà una mano e in molti casi scopiazza film come Il Silenzio degli innocenti e, soprattutto, Seven (la parte finale è praticamente identica a quella del capolavoro di Fincher) senza capire dove voglia andare a parare e senza sfruttare il potenziale della storia.
Interpretazioni di pura routine in cui compare, per pochissimi minuti, la cantante Avril Lavigne. una manciata di attimi che basterà a far sbavare i fan della teen-idol canadese, al suo esordio sul grande schermo.
Ma, nonostante i suoi difetti, l’ora e quaranta di Identikit di un delitto fila liscia liscia schivando i momenti morti, anche se rimane l’amaro in bocca per lo scialo dell’alto potenziale della storia che, da un'analisi dei più efferati crimini sessuali d’America arriva velocemente a una banale indagine vista in milioni di altri film. Peccato.
Articolo del
23/08/2008 -
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