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Vittoria scontata come da pronostico, il Festival si chiude con un po’ di tristezza. Conti si commuove alla conferenza stampa finale
Comunque sia andata, si chiude un’era: quella dei Festival di Carlo Conti che, dopo aver più volte confermato che sarebbe stato il suo ultimo Festival, durante la finale ha passato il testimone a Stefano De Martino. Durante la conferenza stampa finale di domenica 1 marzo, Conti si è anche commosso (nel ricordare il pescatore con cui in questi giorni usciva in mare), ma si sa, la nostalgia è soprattutto per un capitolo che si chiude.
Molte parole sono state spese su questa kermesse, che ogni anno è sempre più seguita, cliccata e ricondivisa sui social. Lo slogan, ormai celebre, “Tutti cantano Sanremo”, potrebbe essere infatti parafrasato in “Tutti parlano di Sanremo”.
La 76esima edizione è stata spesso giudicata sottotono, ma c’è da dire che questo è lo stile di Carlo Conti (già nelle passate edizioni una decina di anni fa): sobrio, lineare, moderato.
A livello di ritmo, però, risultava un po’ lento e pesante; apprezzabile la scelta di puntare sulla gara e di evitare litigi, gossip e il “trash” che purtroppo contraddistingue molta della tv di oggi. Eppure mancava un po’ di quell’atmosfera frizzante che, in una trasmissione così lunga (con una media di 5 ore a serata), serviva a dare il giusto dinamismo.
Un palco che forse spaventa un po’ non solo i cantanti, ma anche gli ospiti; persino i comici sembrano un po’ impacciati e ingessati e spesso non danno il meglio di sè.
Nel complesso, la scelta da direttore artistico è stata quella della par condicio per acchiappare una fetta di pubblico più larga possibile, a caccia di ascolti: i veterani per le generazioni più grandi, i rapper per i giovani, la solita quota talent, i neomelodici.
Quest’anno per fortuna è stato dato spazio anche al nuovo cantautorato, con artisti indie, poco mainstream e con brani poco sanremesi (infatti finiti in fondo in classifica, ma ne sentiremo parlare nei prossimi mesi).
C’è sicuramente ancora bisogno di maggiori autori e produttori che puntino alla genuinità di melodie e arrangiamenti e meno alle iper-produzioni fini a se stesse; per fortuna invece la piaga dell’autotune è sulla via della guarigione.
Per quanto riguarda invece gli eventi post-Sanremo e anche quelli collaterali, forse si sta un po’ esagerando e così si rischia di perdere un po’ la “magia” del Festival in sè.
Il toto-scommesse lo dava per favorito già da settimane, così è stato: la vittoria di Sal Da Vinci fa discutere e divide: da un lato i tanti fan napoletani e in generale gli appassionati del genere neomelodico (ma anche una certa parte di stampa), dall’altro i detrattori delusi da un pronostico giudicato scontato (e in aggiunta la polemica sul “mistero” dell’ in-ear). Chi non gradisce il pezzo lo considera una tipica canzone da matrimonio, ma per chi lo ama è un complimento.
C’è da dire che molti hanno scordato il suo terzo posto nel 2009 durante la conduzione Bonolis; lui, che viene dal teatro (carriera ventennale anche in campo musical) ripete che di essere “rappresentante di tutti quelli che sono venuti dal basso”. In conferenza stampa ha voluto anche ricordare e salutare i tanti italiani all’estero (lui, nato a New York, suona spesso negli Usa) costretti a emigrare ma che non hanno mai dimenticato il proprio Paese.
Secondo classificato, Sayf, ancora un po’ stordito dal risultato (e dalle poche ore di sonno) alla conferenza stampa finale tenutasi sopra al Teatro Ariston ha ringraziato tutti e ha sottolineato più volte di essere davvero felice del secondo posto, “non cerco un appiglio morale, sono veramente contento. Però è vero che faccio sempre il segno di “V” nelle foto e le dita sono due, la prossima volta farò solo l’indice così è il numero uno”, ha scherzato.
Ancora stupìta da ieri sera per il risultato inatteso (ma meritato), Ditonellapiaga ha riflettuto sul fatto che non si aspettava che un brano con sonorità decise e sfumature acid-house entrasse nel cuore della gente, “mi sembra un’allucinazione letterale” ha detto, “considerando che non mi aspettavo nemmeno di essere scelta per partecipare al Festival”. Un pezzo originale e interessante che l’ha fatta volare sul terzo gradino del podio. Premiati domenica anche Fulminacci e Serena Brancale: il primo ha ricevuto il Premio della Critica Mia Martini, mentre la seconda il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla.
Tornando al bilancio del Festival 2026, poteva andare meglio, ma sinceramente anche peggio. D’altra parte Conti - che ha dedicato l’edizione proprio a lui - si è sempre ispirato all’eleganza, serietà professionalità (certo, inarrivabile) del grande maestro Pippo Baudo, che è stato omaggiato con una bellissima mostra nel Forte di Santa Tecla, sul mare, mescolando video, pannelli e anche momenti in cui il pubblico diventava protagonista con momenti interattivi.
È mancato un po’ il grande show, quello è vero: però l’idea che si torni a mettere al centro la musica è sicuramente il cammino giusto da percorrere
Articolo del
02/03/2026 -
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