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Il prossimo 27 marzo 2026 uscirà l’album “Nuna” di Gian Marco Ciampa, chitarrista classico, che racchiude un progetto che si muove fra il minimalismo capace di intersecare linguaggi e sensibilità differenti, innescando un vero e proprio dialogo con una serie di compositori come Arvo Pärt, Luciano Berio, Michael Nyman, Ólafur Arnalds e Jon Hopkins, il tutto sapientemente reso dall’elettronica del producer BRAIL ⠇ ⠑.
I brani di “Nuna” sono versioni inedite per chitarra classica, che superando i confini tradizionali dell’interpretazione, concedono all’ascoltatore un’esperienza musicale nuova e immersiva. Extra! Musica Magazine ha intervistato Gian Marco Ciampa, musicista formatosi nel solco della grande tradizione della chitarra classica, con un percorso costellato da numerosi premi internazionali e da un’attività concertistica che lo ha portato a esibirsi in Europa, America e Asia e che ancora una volta conferma la propria capacità di attraversare territori musicali diversi riuscendo a mantenere una forte identità interpretativa.
La scelta dei brani dell’album, che sono di compositori molto diversi fra loro, è stata indirizzata da qualcosa in particolare, oltre che dal creare, per l’ascoltatore, un ambiente emotivo per un pacato carpe diem nordico, come il titolo Nuna suggerisce? La scelta dei brani nasce dall’esigenza di scattare un’istantanea di un momento personale ed artistico che stavo vivendo un paio di anni fa, e le musiche che in quel momento potevano meglio rappresentarlo. Allo stesso tempo però mi piaceva mantenere una certa tensione tra mondi diversi che però, in profondità, condividono lo stesso respiro. Non mi interessava costruire un programma “coerente” in senso accademico, ma piuttosto creare uno spazio emotivo riconoscibile, quasi un paesaggio interiore. Tutti i compositori scelti appartengono a universi molto diversi, ma condividono una certa idea di tempo sospeso, di essenzialità, di ascolto profondo e di minimalismo. NUNA nasce proprio da questo: non una selezione di brani, ma una condizione. Un “ora” in cui l’ascoltatore può abitare
Nei vari pezzi le sonorità espresse dalla chitarra classica cambiano (esempio: in “Small Memory” le sonorità della chitarra divengono più ariose). Al di là degli aggiustamenti dovuti all’editing successivo alla registrazione, per l’esecuzione usa strumenti diversi o lo stesso strumento con accorgimenti diversi? In realtà ho lavorato principalmente sullo stesso strumento, ma cercando di portarlo ogni volta in territori diversi. Suono una chitarra classica in cedro di Leonardo De Gregorio, anche se per ogni brano ho usato accordature differenti, spingendomi spesso anche oltre al limite usuale della chitarra. In un brano come Small Memory, ad esempio, avevo bisogno di un suono più scuro che dialogasse meglio con l’elettronica. Così ho scelto di accordare la corda più bassa in DO, ben più bassa del MI in cui solitamente si trova, in modo da avere più possibilità sulle frequenze basse. Per il brano di “Arvo Part” invece ho scelto di utilizzare la chitarra elettrica, poiché volevo riprodurre attraverso gli effetti di riverbero e delay, un sustain “naturale” sulle note lunghissime, simile a quello del pianoforte.
La relativa facilità tecnica di trascrizione per chitarra di alcuni pezzi originariamente per pianoforte (esempio “Für Alina”), può costituire un fattore di scelta obbligato, sia pur non preponderante, nel quadro complessivo di un album come Nuna? La facilità tecnica non è mai stata un criterio di scelta. Anzi, a volte è proprio nelle difficoltà che si apre uno spazio interessante. Un brano come “Für Alina” sulla chitarra classica sarebbe molto complesso proprio perché la durata dei suoni non può essere paragonata a quella di un pianoforte ed è per questo che ho scelto di eseguirlo sulla chitarra elettrica e con un’accordatura molto particolare ma che mi permette di mantenere la tonalità originale. Il punto per me sulla scelta non è quanto sia “trascrivibile”: è capire se quella musica può vivere davvero su un altro strumento, se può dire qualcosa di nuovo. La trascrizione, per me, non è mai una riduzione, ma una trasformazione. Se non c’è questa necessità, questo rischio, allora non ha senso farla.
In “Wasserklavier” di Berio la trascrizione riesce a rendere molto bene le stesse emozioni suscitate dal pezzo originale per pianoforte. Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà superate perché far percepire all'ascoltatore la stessa forza emotiva? La difficoltà principale è stata proprio evitare di imitare il pianoforte. La chitarra non può e non deve fare quello che fa il pianoforte. In “Wasserklavier” ho cercato di lavorare sulla dimensione intima della chitarra, sulla fragilità del suono, sui colori. Il rischio era perdere quella sospensione emotiva così tipica del brano, ma allo stesso tempo imitare sarebbe stato ancora più limitante. La soluzione è stata accettare il “limite” della chitarra come possibilità espressiva: meno sustain ma più respiro, meno ottave ma più timbri, meno forza ma più contabilità. Nel meno, la chitarra trova una forza emotiva ancora più grande.
Come Lei stesso dice nel Tedx Talks dal titolo “Who says classical music is only for old people?” l’educazione musicale, e in particolare lo studio della musica classica, predispongono a un’apertura mentale. Ritiene che, più in generale, si dovrebbe tornare allo studio di quelle materie (appunto come la musica classica, considerata noiosa, ma anche la letteratura), più “teoriche”, che sono quelle che in realtà forniscono quella base culturale solida, vero humus per la maturazione non solo individuale ma anche collettiva? Credo profondamente che lo studio della musica, e più in generale delle discipline considerate “teoriche”, sia uno strumento fondamentale per sviluppare un pensiero complesso. Non si tratta solo di imparare un linguaggio, ma di imparare ad ascoltare, a stare nel tempo, a convivere con la complessità senza semplificarla troppo. La musica classica, come la letteratura, ci mette di fronte a qualcosa che non è immediato, e proprio per questo ci costringe a rallentare, a entrare in relazione. In un momento storico in cui tutto è veloce e superficiale, credo che questo tipo di esperienza sia più necessario che mai. Non per tornare indietro, ma per costruire un presente più consapevole
NUNA TRACKLIST 01 Saudade (When We Are Born) - Ólafur Arnalds 02 Small Memory (feat. BRAIL) - Jon Hopkins 03 Diary of Love - Michael Nyman 04 Für Alina (electric guitar version) - Arvo Pärt 05 Wasserklavier - Luciano Berio
Articolo del
20/03/2026 -
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