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È un disco che coniuga tanto e tanto altro emerge ad ogni giro di “puntina”. Siamo dentro i beat di una “nuova” penna del settore che dice chiaramente “Scrivo testi e parole perché mi aiuta a stare meglio. Produco beat perchè mi diverte e spero che ispirino testi e parole di altri”… BRAFF mescola il pop e le strade industriali del nuovo mondo digitale, alterna canzoni che quasi diventano la normalità a skit di ricerca e lisergica evasione dal reale. È un disco che la dice lunga sin dal titolo: “Qualcosa in più” è un modo tutto suo per oltrepassare le etichette e le abitudini dentro cui siamo tutti rinchiusi. Ma personalmente, non tanto dentro i cliché delle metriche del nuovo pop che si macchia di rap e Hip Hop (e tanto altro di simile), quanto più proprio negli skit di preludio e ponte che questo disco diventa potente…
Ho come l'impressione che in questo disco il beatmaker fa un passo indietro verso la dimensione del cantautore. Ha senso secondo te? Io nasco come rapper, quindi la scrittura è sempre al centro ed ha ancora il predominio in questo disco, però volevo dedicare una parte a questo nuovo inizio anche come beatmaker, ho iniziato da due anni a produrre e mi piaceva l'idea di introdurre questo nuovo lato nel disco
O forse ha anche senso dirti che sono negli skit di passaggio che riacquisti il tuo vero habitat? In questo momento io mi sento più a mio agio con il ruolo di beatmaker che come rapper, sento che posso esprimere più parti di me e mi diverte tantissimo. A livello sonoro poi io mi riconosco maggiormente sicuramente nello stile degli skit, a livello di quello che ascolto io e mi piace.
E per ogni progetto rap e d'intorni che si rispetti, parliamo di crew: chi dobbiamo citare per completare il "quadro di famiglia”? Sicuramente Desso e Dematteis, sono i miei compagni di viaggio, seppur provengano da mondi diversi rispetto all'hip hop, abbiamo creato un bel legame e un nostro suono.
"Qualcosa in più" oltre le normali etichette... non sembra però un controsenso che un disco come questo di etichette e cliché estetici vive? Domanda che so di consegnare alle giuste mani… Diciamo che l'obiettivo era fare qualcosa di autentico, che non fosse telefonato o forzato, anche perchè non c'è un obiettivo di arrivare da qualche parte, se non quello di godersi il viaggio e per stare bene. Oggi che è tutto saturo e inflazionato, il disco inizia con la domanda che mi faccio se c'è ancora bisogno di nuova musica nel mondo, e mi sono risposto che io ho ancora bisogno di farla, nel modo più autentico possibile per me e spero che l'ascoltatore possa trovarci qualcosa di nuovo, un pensiero diverso, qualcosa di inaspettato, dai dischi copia e incolla di oggi. Detto questo non sono un innovatore e vivo in questo mondo, quindi inevitabilmente mi rifaccio a delle cornici comuni, è un po' uno scendere ad un compromesso non nel contenuto ma negli strumenti per veicolare la musica. Per esempio, io sono molto critico nei testi verso i social e l'uso musicale che se ne fa, però li devo usare e questo è un po' controsenso come dicevi tu, un paradosso che critico lo stesso mezzo che uso per fare uscire magari un freestyle, questo un po' mi fa soffrire ma credo che comunque ci sia modo e modo di farlo e di mantenere quell'autenticità di cui parlavo prima: magari lo faccio il video bellino per insta, ma non ballo o faccio contenuti che aspirino a diventare virali, anche perché sarebbe davvero un messaggio contraddittorio rispetto a quello che dico.
Un video... te lo chiedo perché è fortissimo il potere cinematico di tutto. Abbiamo girato il video della traccia più cinematografica del disco "Chi ha ucciso David Schulz", un piccolo cortometraggio musicale, stiamo cercando di capire e trovare le modalità giuste per farlo uscire. Non ti deluderà!
Articolo del
02/07/2026 -
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