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Non era una serata facile per il quasi-cinquantenne Costello, vista la concomitanza con big-match calcistici, beatificazioni e prime cinematografiche, una prevendita fiacca ed un pubblico – pagante e non – più schivo e moscio della media. Mettiamoci anche il formato “unplugged” dell’esibizione, di per sé non molto allettante per chi avesse voluto passare una domenica sera spensierata, e si completa il quadro di una serata iniziata in salita. Io stesso, lo confesso, non nutrivo grandi aspettative per un Costello nudo e crudo che mi era già capitato di visionare quasi tre lustri fa con risultati narcotizzanti. Sono quindi lieto di poter affermare che, al termine di un tour de force di circa due ore e mezza, l’artista registrato all’anagrafe come Declan McManus ha superato brillantemente la prova: ha divertito e si è divertito, ha spaziato in lungo e in largo in quanto c’è di “acusticizzabile” nel suo vastissimo repertorio – con una predilezione per l’ultimo “North” - e ha dimostrato di essere alfine diventato, a quindici anni di distanza dall’ambizioso ma immaturo set acustico del Teatro Olimpico di Roma, un artista a tutto tondo, poliedrico e un po’ pagliaccio, una sorta di sintesi tra Chet Baker, Burt Bacharach, Graham Parker e il personaggio giullaresco Spike che la sua mente perennemente iperattiva partorì diversi anni orsono. ------ Salito in scena con l’unica compagnia del fido scudiero (dai tempi degli Attractions) Steve Nieve alle tastiere, Costello parte subito con il classico datato 1979 “Accidents Will Happen”, brano che peraltro in versione acustica non desta sorpresa essendo già nota una versione live piano-voce nell’EP che fu allegato all’album “Armed Forces”. Poi è “45”, singolo tratto dall’ultimo disco rockettaro di Elvis “When I Was Cruel”, che in versione unplugged mantiene tutta la sua forza, seguito da due brani tratti da altrettanti semidimenticati album: “Rocking Horse Road” da “Brutal Youth” (1994) e “Suit of Lights” da “King of America” (1986). Una bella riscoperta. Ma sono due, in particolare, gli album a cui Costello fa fare la parte del leone stasera: “Painted from Memory”, opera del ’98 a quattro mani con il “mostro sacro” Bacharach e, soprattutto, “Imperial Bedroom”. L’LP orchestrale alla “Beatles & George Martin” che Costello incise nel 1982 che oggi la parte più avveduta della critica sta lemme lemme rivalutando e che forse è la sua migliore raccolta di sempre (esordi inclusi): “Long Honeymoon”, “Man Out Of Time” (uno dei capolavori costelliani di tutti i tempi) e “Almost Blue” sono i pezzi che Elvis esegue stasera, per l’estremo diletto dei suoi estimatori. -------- E quelle canzoni pare eseguirle in modo diverso dal solito, stasera, Costello. Non c’è più, o non è più così evidente, l’atteggiamento cinico e caustico che lo ha reso celebre. L’uomo appare più rilassato, o forse è solamente innamorato, dato che non è un mistero per nessuno che tra non molto lo potremo chiamare anche Mister Diana Krall. Tutto diventa chiaro nel corso della seconda parte del concerto, un vero e proprio excursus intorno alle gioie e ai dolori dell’amore romantico in cui vengono eseguite le canzoni dell’ultimo album “North”. Costello e Nieve snocciolano “You Left Me In the Dark”, “Someone Took The Words Away”, “When Did I Stop Dreaming?”, “You Turned To Me” e “Fallen”, brani alla Rodgers & Hammerstein che fanno intendere come gli interessi – musicali e non – di Costello abbiano virato in un’altra direzione, a parere di chi scrive non esaltante ma comunque sincera. Colpiscono, in particolare, i testi delle “nuove” canzoni, tanto asciutti e diretti quanto quelli del passato erano verbosi e pieni di allusioni non sempre comprensibili di primo acchito. ----- Quel passato che, in fondo, è stato spesso solcato da episodi di vera e propria grandezza, come dimostrano, ancora una volta, le esecuzioni di una vigorosa “Peace Love And Understanding” e di una pensierosa e malinconica – e magistrale - “Shipbuilding”, in un momento, per così dire, “politico” del concerto. Da questo punto in poi Costello inizia a gigioneggiare. Messa da parte la chitarra, si stacca perfino dal microfono e intona “a capella” altri pezzi di “North” (e non solo) sfruttando la mirabile acustica della Sala S. Cecilia. Su “Deep Dark Truthful Mirror” (da “Spike”) improvvisa un medley cabarettistico con “You’ve Really Got A Hold On Me” di Smokey Robinson & The Miracles. Cerca di coinvolgere un pubblico - in adorazione ma decisamente spento – in una serie di cori e controcori. Infine dà il benservito a Nieve e si siede solitario dietro il pianoforte per eseguire una conclusiva “Couldn’t Call You Unexpected n.4” (da “Mighty Like A Rose” del ’92). Alla fine la standing ovation che gli dedicano gli spettatori è più che meritata. ------ Se me l’avessero detto all’inizio, che Costello avrebbe suonato per la bellezza di due ore e mezza, probabilmente avrei dato forfait senza neanche discuterne. E invece adesso sono qui a chiedermi se sia il caso di sganciare un centone per il “Costello & Nieve (Box Set)” l’album live quintuplo uscito nel ’96 in cui i due compari di sempre eseguivano un set molto simile a quello dell’Auditorium (senza Bacharach, e, soprattutto, senza il non impeccabile “North”). Buffa la vita. E grande Elvis, nonostante gli anni, nonostante tutto.
Articolo del
24/10/2003 -
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