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Un qualcosa fuori dall’ordinario in una serata piovosa ad ora tarda per il folto pubblico di appassionati che hanno riempito il locale. Un “live act” lontano anni luce dai soliti cliché e da fredde categorie musicali, un suono che attanaglia i sensi e non permette momenti di distrazione. Loro, i Dirty Three, sono originari di Melbourne, in Australia e sono guidati dal genio compositivo e dalla grande sensibilità artistica di Warren Ellis, violinista, già visto in qualche occasione in tour in Europa con Nick Cave & The Bad Seeds. Insieme a lui un disincantato ma attento Mick Turner alla chitarra e Jim White alla batteria formano un trio insolito, non convenzionale, dedito a musica strumentale, fatta di composizioni lunghe ed articolate, di origine acustica, ma fortemente connotate da una grande carica nervosa interna che inevitabilmente conduce a derivazioni elettriche, a dissonanze e a distorsioni proprie dell’era psichedelica e del rock underground dei primi anni settanta. ---------- Il male del vivere, tanta disillusione e molta malinconia trovano subito spazio sulle corde del violino di Ellis, talvolte pizzicate con stile dalla penna della chitarra, pronto a dettare la melodia di ogni singolo brano. La tristezza di “Everything Is Fucked”, l’enigmatica ed oscura “She Has No Strings Apollo”, la delicatezza ed il crescendo ipnotico di “Sea Above, Sky Below” che lascia immaginare incontaminate distese di azzurro al confine fra mare e cielo, penetrano in profondità nell’animo di chi ascolta, comunicano ferite, disegnano lacerazioni che ben poco lascia intravedere Ellis, sempre e comunque ironico, al momento di presentare le sue composizioni. “I Really Should Have Gone Out Last Night”, “Some Things I Just Don’t Want To Know”, le note raccontano e trasmettono le singole storie, i titoli non sono altro che una breve sintesi delle stesse, non c’è bisogno di aggiungere niente, meno che mai lunghi discorsi, per convogliare emozioni. I Dirty Three concludono la loro esibizione, a metà strada fra le ballate acustiche di John Cale e le sperimentazioni, accelerazioni elettriche dei Sonic Youth, con una rivisitazione psichedelica di un brano appartenente alla tradizione folk australiana. ----------Musica da non consumare, che entra diritta al cuore e che cerca una strada fra i meandri della psiche, composizioni che talvolta sfuggono al controllo di chi prova riproporle, in uno stato di “trance” parossistica e primordiale.
Articolo del
03/11/2003 -
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