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Cosa scrivere degli U2 che non sia già stato detto e ripetuto un milione di volte senza cadere nella banalità? Vi assicuro che non è semplice come sembra raccontare qualcosa su questa band tanto conosciuta e amata in ogni angolo del pianeta. Forse la soluzione più efficace è partire dall’inizio. 1976 – La nostra storia si apre nei corridoi e nelle aule della scuola “Mount Temple” di Dublino. È proprio qui che c’è una bella bacheca, come quelle che trovate in ogni scuola che si rispetti. E c’è un annuncio di un ragazzo che recluta musicisti per formare una band. Il ragazzo si chiama Larry, è alto e biondo, sembra un po’ James Dean. È uno dei ragazzi più popolari della sua scuola, al pari di un certo Paul Hewson, un personaggio che ama stare al centro dell’attenzione, parla di continuo di qualunque cosa ed è conosciuto con il soprannome di Bono Vox – nome preso da un negozio di cornetti acustici che aveva sede su una delle strade principali di Dublino. Guarda caso, proprio Bono si presenta al “reclutamento”, spacciandosi per chitarrista. Verrà smentito pochi minuti dopo. All’annuncio rispondono anche Dave Evans – che Bono soprannominerà poco dopo The Edge – il fratello di Dave, che però lascia la band dopo pochissimo tempo (si sarà pentito?) e un biondo e riccio bassista che risponde al nome di Adam Clayton. I ragazzi iniziano a provare nella cucina della casa di The Edge (piccola curiosità: “The Kitchen” – la cucina è il nome dato dalla band al locale che oggi possiedono a Dublino, sotto il Clarence Hotel). Proprio nella cucina, iniziano i primi passi della band, prima con il nome di Feedback, poi Hype, e infine U2, come gli aerei spia usati dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda (un dettaglio: un U2 fu abbattuto e il suo pilota catturato dai Russi, dando via ad un grave incidente diplomatico, il 1° maggio 1960. Il 10 di quello stesso mese nasceva Bono. Strana coincidenza!) Comincia per gli U2 la dura gavetta, con una sfilza di concerti nel circuito di locali musicali sia a Dublino, sia nei dintorni e in Inghilterra. Due sono gli obiettivi: trovare un manager, riuscire a firmare un contratto con una casa discografica. Il primo problema viene brillantemente risolto grazie a Adam con un piccolo stratagemma: un’inserzione su un giornale, in cui si congratulava con la band invitandola a contattare un fantomatico produttore a loro interessato, evento che suscitò curiosità anche in alcuni produttori “reali”. Il caso e la fortuna vollero che Paul McGuinness, tutt’oggi manager della band, si mise in contatto con la band. Il secondo traguardo è un po’ più arduo da raggiungere, ma arriva qualche mese più tardi: gli U2 firmano un contratto con la Island. Siamo nel 1980 e la band è pronta all’esordio discografico: l’album “Boy” è una sferzata di rock, energia e ritmo. Spiccano tra le tracce: “Out of control”, canzone scritta da Bono nel giorno del suo 18° compleanno, “I will follow”, “The Electric Co.” e “Shadows and tall trees”, titolo che fa riferimento al titolo di uno dei capitoli de “Il signore delle mosche” di William Golding. L’album è accolto bene dal pubblico e, con tutti i concerti che hanno tenuto nei circuiti musicali, gli U2 possono già contare su un discreto numero di fan. Anche la critica osanna "Boy" e lo accoglie in modo positivo, tanto che il gruppo si aggiudica parecchi premi. Unica nota stonata: una controversia sulla copertina dell’album. In Europa, infatti, il disco vede sulla cover il primo piano di un bambino, a torso nudo, che guarda diretto in macchina. Il nome U2 è quasi invisibile, seminascosto dai cappelli del bambino (Peter Rowen, il fratellino di un amico della band). Negli States questa cover è stata interpretata come un riferimento alla pedofilia: ecco perché venne sostituita. Peccato: anni dopo quella stessa copertina verrà inserita tra le più belle della storia del rock. (fine prima parte)
Articolo del
25/11/2003 -
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