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Nel 1981 gli U2 pubblicano il secondo lavoro. Si tratta di “October”, che contiene “I fall down”, “Gloria”, ancora adesso considerata una degli inni della band, e la bellissima “Tomorrow”, dedicata alla madre di Bono, scomparsa sette anni prima. Anche il secondo album ottiene un buon riscontro di pubblico e critica. Quello che manca, però, è il singolo da alta classifica, quello con il ritornello che resta in mente per giorni (è, infatti, vero che nelle canzoni pubblicate in questi due album, i refrain sono quasi inesistenti). Passano un paio di anni, è il 1983 e gli U2 decidono che non è sufficiente comporre musica con buoni contenuti, ma serve parlare anche della realtà che li circonda. Esce “War” che, nonostante il titolo e la copertina (lo stesso ragazzo della copertina di “Boy”, solo che ora ha lo sguardo arrabbiato e le labbra insanguinate), rappresenta una presa di posizione contro le guerre e la violenza. Lo dimostrano l’apripista e contestata “Sunday bloody Sunday”, che verrà da troppi considerata un inno in favore dell’IRA (poco dopo, Bono stesso chiarirà l’equivoco durante un concerto a Red Rocks, issando una bandiera bianca e dichiarando, o meglio urlando, al pubblico: “Ci sono state troppe chiacchiere su questa canzone. Forse fin troppe. Questa NON è una canzone ribelle. Questa è “Sunday bloody Sunday”). La tanto chiacchierata hit, pur riferendosi ad un evento di sangue (l’uccisione di tredici partecipanti ad una manifestazione per i diritti civili a Derry – Irlanda del Nord - nel 1972), ci dice che l’unico risultato delle guerre sono il dolore e la devastazione, e si chiede per quanto tempo sarà necessario cantare canzoni del genere. L’invocazione alla pace e alla speranza viene ripresa anche in “Seconds”, “Like a song”, “The refugee”, dove si parla di bombe e di conflitti che insanguinano il mondo intero, del dramma dei rifugiati, del dolore causato da tutta questa violenza. L’album è carico di ritmo (basta ascoltare “New Year’s Day”), e si conclude con una nota di speranza con “40”, liberamente tratta da un salmo sacro. Dopo la parentesi live di “U2 – Live at Red Rocks”, mini-album con registrazioni dal vivo, arriviamo al 1984: è l’anno di “The Unforgettable fire”, album in cui spicca no le canzoni dedicate a Martin Luther King, cioè “Pride (in the name of love)” e la delicata “MLK”, ma anche motivi a forte impatto, come “Bad”, un grido di dolore contro la piaga della droga, e “The Unforgettable Fire”, il cui titolo fa riferimento al dramma delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Dettaglio di cronaca: con “Pride” gli U2 riescono finalmente ad ottenere l’atteso singolo da classifica. Il 1985 segna un nuovo traguardo per la band, che partecipa al Live-Aid, grande manifestazione organizzata da Bob Geldof per raccogliere fondi per la grande crisi dell’Africa. Il grande balzo di qualità per la band avviene però nel 1987, con “The Joshua Tree”. “With or without you”, “Bullet the blue sky”, “Where the streets have no name”, “I stll haven’t found what I’m looking for”, “Running to stand still” sono solo alcuni dei titoli di questo album-capolavoro che segna la consacrazione della band. Le canzoni parlano di amore, dolore, esistenze segnate dalla droga, disperazione, politica (con riferimenti ai Desaparecidos, alla situazione del sud America, in particolare nel Salvador, ai minatori inglesi). L’anno successivo esce “Rattle and Hum”, un disco doppio, con registrazioni live e in studio (come la romanticissima “All I want is you”, la collaborazione con B.B. King in “When love comes to town” e l’omaggio a Billie Hollyday di “Angel of Harem”). La band decide di prendersi una pausa dopo il lungo “Love town tour”. Gli U2 spariscono dalla circolazione. Torneranno nel 1991, con un altro capolavoro: “Achtung Baby”, con il quale danno una svolta alla loro immagine del passato, in cui erano stati praticamente ingabbiati nello stereotipo di pacifisti. “Achtung baby”, registrato tra Berlino post-caduta muro e Dublino, è proprio l’album del cambiamento. Inutile dire che è un altro trionfo, grazie a canzoni ritmate come “Mysterious Ways”, “Until the end of the world” – che entra nella colonna sonora del film omonimo di Wim Wenders – e “The fly”. E poi il classico per eccellenza degli U2, “One”, votata miglior canzone di tutti i tempi alcuni giorni fa dagli esperti del magazine musicale "Q". Con “Achtung baby” gli U2 si rimettono in gioco, perdendo (forse) alcuni dei fan affezionati alla loro immagine degli anni ’80, ma guadagnandosi il rispetto di un pubblico ancora maggiore. Partono per un nuovo tour mondiale, cui viene dato il nome “Zoo Tv”, esperienza dal quale viene realizzato l’album “Zooropa” nel 1993. L’album è un vero e proprio salto nelle nuove sonorità, ma non è accolto benissimo anche se contiene alcune tracce destinare a rimanere nella memoria, come “Stay (faraway, so close!”, che segna una nuova collaborazione con il regista Wim Wenders). Per gli amanti della musica ritmata e da ballare spicca “Numb”, cantata da The Edge con Bono impegnato nei controcanti con la voce da “fat lady”, e “Lemon”, traccia decisamente lontana da tutto ciò che gli U2 erano stati negli anni ’80! “Zooropa” ha un finale davvero particolare: la voce di Johnny Cash, il cantante country americano recentemente scomparso, impegnato in “The wonderer”. (fine seconda parte)
Articolo del
28/11/2003 -
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