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Preceduto da un breve “set” acustico di Chris Brockaw, da Boston, ex Codeine ed ex Come, che ha presentato al pubblico alcune delle sue composizioni migliori, fra le quali “My Idea”, scritta con Evan Dando dei Lemonheads che l'ha inclusa nel suo recente solo "Baby I'm Bored", è tornato ad esibirsi a Roma dopo quattro anni Hugo Race, ex Nick Cave & The Bad Seeds, alla chitarra nelle registrazioni di “From Her To Eternity”, un disco che è già nella storia. Da molto tempo ormai le loro strade si sono divise, e solo sporadicamente Hugo Race torna a suonare con loro(come nel caso di “The Curse Of Millhaven”, una delle “Murder Ballads”), preferisce tenere in vita il suo progetto solista con i True Spirit con i quali ha pubblicato qualche tempo fa “Long Time Ago” un doppio cd antologico e, più recentemente, “Goldstreet Sessions”, il disco nuovo. L’incedere sul palco è imponente, la vocalità roca e volutamente bassa, il suono della chitarra è aspro e ovattato, così come la sezione ritmica della band, molto cadenzata e pesante, talvolta ossessiva. Si comincia con “Makes Me Mean”, un brano oscuro e carico di atmosfera, si prosegue sulle stesse tonalità, fra una inquietante “Premonition” e una bluesata “Is Your Love Strong Enough?”. Il concerto acquista una maggiore dinamicità, un crescendo elettrico, questa volta apprezzabile, in particolare al momento dell’esecuzione di “What Is This For?”, un brano che rende finalmente più plausibile un parallelo fra il suono del chitarrista australiano e le strategie melodiche, malate e perverse dei Bad Seeds. Se l’impronta musicale di Hugo Race è facilmente riconducibile all’interno di una chiave blues, per quanto straniata, dilaniata e rallentata ad arte, manca una certa genialità in fase creativa, e i brani della band si risolvono talvolta in un continua contorsione fine a se stessa, alimentata da distorsioni e dissonanze che hanno il vago sapere dell’autocompiacimento.
Articolo del
01/12/2003 -
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