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Assistere ad un concerto di Laurel Aitken, oggi vuol dire prendere parte ad un pezzo di storia dello ska visto che ci troviamo di fronte all'artista che più di ogni altro si è meritato a buona ragione l’appellativo di “Godfather of Ska”. Ecco perché è utile e doverosa una breve premessa. Laurel Aitken è nato a Cuba (classe 1927), da lì si trasferisce all’età di undici anni, in Giamaica, con la propria famiglia, dove inizia la carriera di musicista. Intorno agli anni ‘60 emigra nel Regno Unito dove trascina con se tutte le sonorità caraibiche ed importa la musica ska in Inghilterra. Ormai divenuto leggenda vivente della musica cubana, Aitken riesce a trasformare ogni suo concerto in una performance esilarante. Sabato sera il Villaggio Globale non era gremito come siamo abituati, ma già sulle note del gruppo spalla, i Radio Maroon, si respirava una forte energia tra ”palco” e pubblico, quest’ultimo esploso all’entrata di Laurel, sulle note di un classico giamaicano. Si è proseguito con “Al Capone”, ma il pubblico è sembrato liberarsi di tutte le energie, scatenandosi, sulle note di “Sally Brown”, probabilmente il brano più conosciuto del suo vastissimo repertorio, dove il musicista ha giocato con la platea che divertita ha risposto caldamente, travolta dalle sue veemenze. Si è proseguito con “Zion city train”, “Sexy eyes”, ”Hitchike”… la folla ormai era completamente avvolta e coinvolta nelle sonorità e nel clima quasi festoso, favorita dall’inconfondibile marchio “original” appartenente alla classe del “Padrino”. C’è stato un discreto feeling tra cantante e band, nonché suo gruppo spalla, ma ci sono state alcune disarmonie dovute al fatto che com’è noto Laurel Aitken improvvisa totalmente la sua scaletta e questo ha creato qualche fraintendimento con i Radio Maroon, a maggior ragione non essendo sua band fissa (vedi finale tagliato sull’ultima strofa dell’ultimo brano). Il concerto, conclusosi sulle note di “Negro”, è durato poco meno di un’ora, un tempo giusto per l’età di Aitken, ma la sua musica è ancora in grado di sprigionare un’energia tale da pervadere l’animo di chi lo ascolta e di strappare un sorriso! Un concerto a cui si dovrebbe assistere al di là dei gusti musicali e di qualsiasi tendenza stilistica.
Articolo del
12/12/2003 -
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