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Questa recensione è in realtà una lettera che ho mandato ad un amico che mi chiedeva notizie del concerto degli Strokes.( a proposito….Ciao Jà, anzitutto grazie ancora per l'accredito...). Per quanto riguarda il concerto, devo dire che sono rimasto mooooolto deluso. Ho il primo cd degli Strokes e ho sentito qualcosa del secondo, e devo dire che non mi hanno mai entusiasmato. Dissento recisamente con la parte della critica che si spertica nel vano tentativo di aver trovato gli epigoni dei Velvet Undergound o, peggio ancora, degli Stones. ERESIAAAAAAA! Peraltro, devo dire che pensavo che dal vivo funzionassero meglio. E invece mi sbagliavo. In primo luogo, non ha senso rifare al vivo le canzoni nella stessa, identica versione del disco. Il valore di un gruppo - tecnico ed emotivo - si misura soprattutto nei live, e dunque in tale dimensione è indispensabile dare qualcosa in più che sui dischi, sforzandosi perlomeno di trovare soluzioni musicali nuove o quantomeno originali. In secondo luogo, devo dire che le canzoni sono carine (e non tutte) ma nulla più. Manca il pezzo da novanta, l'hit, la soluzione melodica che ti prende davvero. Sono tutti pezzi discreti e abbastanza simili fra loro, con dei riffettini educati e un pò ruffiani, a cui tuttavia manca la zampata, quello che gli americani chiamano hook, il gancio che prende chi ascolta. I musicisti, per la verità, non sono male (soprattutto la sezione ritmica, e soprattutto Moretti alla batteria), anche se, come ti ho detto, si sono limitati a fare il compitino e nulla più. Discreta la chitarra di Hammond. La voce di Casablancas, invece, è una vera tragedia: piatta, non intensa, in crisi sui toni alti e addirittura non in tono quando spinge. Insomma, pessima. Inoltre, l'acustica del Palacisalfa era - come sempre - allucinante, il volume infernale e assolutamente non regolato secondo quanto serviva per l'audience (e ti parla uno che, oltre a scrivere di musica e ad ascoltare la medesima da sempre, suona ignominiosamente da più di vent'anni musica rock, e dunque non è certo di orecchie delicate). Infine, la mancanza di cuore. UN CONCERTO NON PUO' DURARE UN'ORA E CINQUE MINUTI!. Non è onesto per chi paga il biglietto e non è serio in assoluto. Di bis - peraltro non richiesti - neanche l'ombra. Insomma, più che ai Velvet e agli amati Stones, gli Strokes mi hanno fatto pensare ai Sex Pistols: The great(est) rock'n'roll swindle! Baci e auguri per Natale e per un grandioso 2004. Francesco Giuliani P.S.: spero che non ti dispiaccia se userò questa lettera come irrituale recensione del concerto.
Articolo del
22/12/2003 -
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