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(SECONDA PARTE - SEGUE) All’inizio dell’estate ’82 Grandmaster Flash & The Furious Five incisero il loro terzo brano storico: “The Message”, che diede il via al filone del rap con contenuti sociali. Si trattò, in verità, di un’idea di Melle Mel e di un percussionista della Sugarhill Records, Ed Fletcher detto Duke Bootee; Flash e gli altri rappers del gruppo inizialmente non volevano saperne di incidere un pezzo su temi sociali che avrebbe potuto alienare una consistente fetta di fans. Su una base rubata da un pezzo dei Tom Tom Club (il gruppo di Tina Weymouth, bassista dei new wavers Talking Heads) Bootee e Mel dipingevano il desolato panorama urbano newyorchese: “Don’t push me / ‘cause I’m close to the edge / I’m tryin’ not to lose my head / It’s like a jungle sometimes / It makes me wonder / How I’ll keep from goin’ under…”. Aldilà delle più rosee previsioni, il “messaggio nella bottiglia” di Grandmaster Flash & The Furious Five fu il grande hit dell’estate ’82 e diventò disco di platino: il maggior successo ottenuto da un pezzo rap fino a quel momento. In autunno il gruppo partì alla volta dell’Europa, e conquistò il Vecchio Continente ai nuovi suoni dell’hip-hop. Allo stesso tempo, però, dopo “The Message” vennero a galla le due diverse e contrastanti anime del gruppo: più attento ai suoi scratch e ai beat della drum machine Flash, più interessato a rappare su temi sociali Melle Mel. Alla fine dell’82 il gruppo, adeguandosi alla moda “electro” incise il 12” “Scorpio”, con profusione di sintetizzatori; pressochè nello stesso periodo uscì “The Message II (Survival)”, un nuovo rap “socially conscious” accreditato ai soli Melle Mel e Duke Bootee. Cominciava a esserci un certo disagio, ormai, tra Flash e Melle Mel; e si era creata maretta anche tra Flash e la sua casa discografica. Il dj non riusciva a capire perchè, nonostante le grosse vendite, il gruppo fosse costantemente in bolletta. Quando fu convinto che la Sugarhill stesse giocando sporco, la trascinò in tribunale, con la richiesta di 50.000 dollari di royalties arretrate e il diritto a mantenere il nome in caso di passaggio ad un’altra etichetta. Nell’83 arrivò il responso e, tutto sommato, la Sugarhill ebbe la meglio: Flash non ottenne un cent, e gli fu lasciato solo il diritto di tenersi il nome “Grandmaster Flash”. Ormai il gruppo era in frantumi. Melle Mel, Cowboy e Scorpio decisero di restare alla Sugarhill come “Grandmaster Melle Mel & The Furious Five” (anche se di furiosi ce n’erano solo due); Flash firmò un contratto con la major Elektra portandosi appresso i fidi Kid Creole e Raheem. Con il senno di oggi, Flash non fece una scelta azzeccata, quantomeno dal punto di vista artistico. I tre LP a suo nome incisi per la Elektra, riascoltati oggi, appaiono opachi, commerciali, privi di idee. Decisamente migliore la produzione di Melle Mel & The Furious Five. Spiccano, sui loro tre album Sugarhill, la possente “White Lines (Don’t Do It)”, un inno “electro” contro l’uso e abuso delle droghe, di cui i Duran Duran hanno eseguito una cover nel 1994. Altri episodi memorabili, l’aggressiva “Step Off” e alcuni pezzi dal sapore politico, quali “Jesse”, scritta per sostenere la candidatura del nero Jesse Jackson alla presidenza USA, e “We Don’t Work For Free”. Tuttavia nè Flash da solo, nè Melle Mel riuscirono più ad ottenere il precedente livello di fama. Fu così che nel 1988, messi temporaneamente da parte i dissapori, si riunirono per l’LP “On The Strength”, un episodio che suonava sovraprodotto e troppo sofisticato nella nuova era dell’essenziale hardcore-hip-hop. Flash e gli altri se ne ritornarono per la propria strada. Flash, a parte qualche collaborazione occasionale (nel ’90 ha interamente prodotto il LP “Masterpiece” di Just-Ice) è tornato a fare ciò che gli riesce meglio: il dj. Durante gli anni novanta ha condotto con continuità un proprio show, dapprima sul canale Hot 97, ed oggi su Power 107,5 WBLS, a New York. Ed ogni tanto si fa pure qualche tour mondiale. Melle Mel, dopo lo scioglimento definitivo, ha passato momenti difficili causati dalla sua tossicodipendenza, ma oggi, finalmente disintossicato, è ritornato ad incidere. Chi ha fatto una brutta fine è invece Keith “Cowboy” Higgins, morto l’8 settembre 1989 a nemmeno ventinove anni a seguito di un’overdose. Di Grandmaster Flash & The Furious Five si torna a parlare, di tanto in tanto, grazie a documentari retrospettivi sulla mai dimenticata “old school” (un buon esempio è “Rhyme & Reason” del ’97) ed alle varie ristampe che ad intervalli regolari vengono immesse sul mercato. Esemplari i due CD antologici di Rhino Records che contengono tutti i migliori episodi del gruppo: presi insieme, contengono l’essenziale per chi voglia accostarsi a una delle più grandi leggende dell’hip-hop. ------------------------ Discografia essenziale: “Superrappin’” 12” (Enjoy, 1980) - di Grandmaster Flash & The Furious Five ---------------- “The Message” (Sugarhill, 1982) - di Grandmaster Flash & The Furious Five------------------ “Grandmaster Melle Mel & The Furious Five” (Sugarhill, 1984) - di Grandmaster Melle Mel & The Furious Five ------------------ "They Said It Couldn't Be Done" (Elektra, 1985) - di G.M. Flash -------- “Da Bop Boom Bang” (Elektra, 1987) - di G.M. Flash ----------- "The Source" (Elektra/Asylum/WB, 1986) - di G.M. Flash ----------- "On The Strength" (Elektra, 1988) - di Grandmaster Flash & The Furious Five ---------- "G'Damn Datt DJ Made My Day" su "Terminator X And The Godfathers Of Threatt" (Ral, 1994) - con Grandmaster Flash ------------ “Best Of Grandmaster Flash & The Furious Five: Message From Beat Street” (Rhino, 1994) ---------- “The Adventures of Grandmaster Flash, Melle Mel & The Furious Five” (Rhino, 1996)
Articolo del
23/01/2004 -
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