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Brad Mehldau Trio
Brad Mehldau Trio live all'Auditorium Parco della Musica - Roma, 22 Gennaio 2004
Roma
22/02/2004
di
Giancarlo De Chirico
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C’era il pubblico delle grande occasioni ad accogliere l’atteso ritorno di Brad Mehldau, giovane e talentuoso musicista statunitense, salutato da molti come l’erede più convincente di Keith Jarrett all’interno del panorama attuale del jazz pianistico. Il concerto è andato ben oltre le aspettative e ha regalato ai presenti un fluire di note e di emozioni che si liberavano puntualmente di qualsiasi categoria e convenzione per volare alto nei territori più inesplorati della mente. L’impostazione di Mehldau conserva il rigore proprio della sua estrazione classica ma lascia ampio spazio anche a delle intuizioni e soluzioni ritmiche che si avvicinano molto alla musica contemporanea. Talvolta sembra come se la passionalità struggente delle composizioni di Brahms o di Schubert tornasse a vivere in certi passaggi pianistici di Mehldau, capace di conferire un alto spessore emotivo alle sue indubbie doti tecniche. ----------Anche questa sera Larry Grenadier al contrabbasso e Jorge Rossy alla batteria completano la formulazione artistica del Trio tanto cara a Mehldau e presentano dal vivo molti brani inseriti su “Anything Goes”, il nuovo disco, di recente pubblicazione. L’esperienza accumulata in passato con il quartetto di Joshua Redman è il certificato di garanzia per un “set” fortemente jazzato e l’intesa quasi telepatica dei tre musicisti permette esecuzioni a colori, fatte di linee armoniche mutevoli, a volte perfino azzardate, che danno però una nuova luce a vecchi “standards” come “Still Crazy After All These Years”, “Smile” e “Everything Is In The Right Place”. Quando poi Mehldau esegue le registrazioni più nuove, brani come “Nearness Of You” e “Anything Goes” rivelano negli assoli di piano una chiave ancora più libera e sperimentale che prende in prestito qualcosa anche da certa musica moderna. Non è infatti un caso se - richiamato per la seconda volta sul palco - conclude la sua esibizione con “Exit Music (For A Film)” tratto da “Songs” del 1999, ma composto dai Radiohead, una band molto apprezzata sulla scena del nuovo rock britannico. E si conclude con un caloroso tributo di applausi un concerto in cui Brad Mehldau ha saputo coniugare, con sobrietà e stile, novità e tradizione, improvvisazione e musica classica, e -quel che più conta-un alto livello di concettualizzazione con momenti di rapimento emotivo e di vera e propria estasi.
Articolo del
24/02/2004 -
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