|
L’occasione è la presentazione del nuovo disco “In search of Simurgh” (Cosmasola edizioni/Il Manifesto), un progetto speciale prodotto da Saro Cosentino e ispirato ad un classico della letteratura sufi “Il verbo degli uccelli” del persiano Farid Attar, ma l’atmosfera della serata ha qualcosa di magico, quasi estraniante dalla realtà e i Radiodervish ne sono i protagonisti.. Insieme dal ’97, Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, affiancati da Alessandro Pipino, hanno collaborato con musicisti internazionali come Noa, Amal Morkus, Rim Banna, Nicola Piovani, CSI, Jovanotti, Stewart Copeland, e si sono esibiti nei più importanti festival e rassegne in Italia e all’estero (Beirut, Bruxelles, Atene, Parigi al Théatre de l’Olympia) e nel 1998, al Salone della Musica di Torino hanno vinto il premio Ciampi come miglior debutto discografico dell’anno. Con loro questa sera sul palco, rigorosamente tutti vestiti di nero, partecipano al concerto Giovanna Buccarella (viola) Rita Paglionico (violino) e Matteo Notarangelo (violoncello). Già dai primi brani “Acid Baby” e “Radiodervish”, la voce di Nabil danza sull’onda delle note musicali, forse un po’ troppo vicine alle inflazionate sonorità stile Buddah Bar, in cerca della giusta armonia e dando vita ad un costante intreccio di lingue che fa incontrare l’arabo con l’italiano, l’inglese o il francese e lo spagnolo. I Radiodervish compongono un melange musicale vedi “Fedeli d’amore” (gruppi di persone che hanno dedicato la vita a mantenere saldi i rapporti tra l’oriente e l’occidente), oltre che linguistico come in “Rosa di Turi”, al quale fa diretto riferimento anche la filosofia estetica alla base del gruppo; il loro è un viaggio attraverso mille esperienze e il loro mondo si popola di re, principesse, schiavi dal petto d’argento e dai derwishi (i visitatori di porte) come descritto nel libro da cui hanno tratto l’ispirazione per il nuovo disco. In questi nuovi brani come “La falena e la candela” pura poesia tradotta in melodia, “Amira” cantilenante ma soffice come una nuvola che ti avvolge, “Ya le Temps” in arabo-francese caratterizzato dall’insistente sottofondo della fisarmonica Nabil ci riporta alla mente il momento difficile che stiamo vivendo tra la voglia di amore e la realtà di tutti i giorni fatta di violenza e di guerre. L’insieme del concerto è spesso un raffinato impasto timbrico, fatto di elementi formali facilmente identificabili e al tempo stesso felicemente mescolati, come la ballata “Due Soli” (testo visionario di una giornata particolare illuminata da due soli del poeta mistico Rumi fondatore della setta dei Dervisci Mevlevi, i dervisci rotenti di Cogne) e le melodie arabeggianti di “Erevan” e “Bombay Salam”. Il pubblico è rapito dall’emozione e si riscalda al momento di “Centro del Mundo” forte richiamo al diritto di cittadinanza (per l’occasione Nabil ringrazia l’amministrazione capitolina per il diritto di voto agli stranieri dalle prossime elezioni amministrative) e il tutto è un crescendo sino alla conclusione del viaggio con “Taci” brano implorante che esprime l’esigenza di creare il silenzio attorno a noi, alla ricerca del tempo per guardarsi dentro e fuggire dalla continua voglia di modernià che ci distoglie dalla riflessione su noi stessi. Il concerto si conclude con ben tre bis “Belzebù”. “New Partisan” (vero canto di lotta) e “Gaza” tanto per non dimenticare la tragedia di due popoli in perenne contrapposizione ed ora divisi da un muro. La musica dei Radioderwish è un una musica che travalica i confini geografici e culturali, li capta, li supera, li rielabora e ce li ritrasmette sotto forma di pura melodia e chi questa sera ha avuto la fortuna di far parte di quest’esperienza non può che sentirsi più ricco nel cuore e nell’animo.
Articolo del
11/03/2004 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|