|
In una giornata in cui molti dichiarano "somos todos madrilenos" ci sentiamo un po’ fuori luogo a declamare "we are mods". Ma tant'è. Non potevamo fare a meno - come dice la canzone - di acchittarci per la serata, anche perché ci sta sulle scatole la cosiddetta "punk elite" (che per noi poi è feccia). E poi, sempre per stare alla canzone, ci possono pure ridere in faccia, ma sappiamo di essere nel giusto, dato che "la risposta è avere un bell'aspetto, e vivere di notte". -------- Il problema è un altro. Il problema è che Ian Page, "icona mod per eccellenza", ce l'eravamo visualizzato mentalmente nella sua versione 1979, quella della copertina di "Glory Boys" e dei vari 45 giri dell’epoca: azzimato, imbronciato, sigaretta in bocca, arrogante e certo del suo valore. Quello che sale sul palco poco oltre la mezzanotte, invece, è uno Ian Page la cui metamorfosi ha del soprannaturale: avete in mente un mix tra un bancario della City e quell'attore inglese che interpretò Oscar Wilde in un film di una decina di anni fa? Oltretutto oggi Page pare aver perso completamente la prosopopea di un tempo, ed ora è un bonario intrattenitore, i cui modi pacati ed acomodanti non stonerebbero in un night a beneficio di dopolavoristi. E anche gli altri della band, a livello di immagine, hanno qualche problemino, e danno l'impressione di essersi scolata qualche birra di troppo nel corso degli anni. A parte il poco più che ventenne chitarrista Jel Lee, il bassista Ian Jones è un pacioccone palla di lardo inzaccherato di tatuaggi (ex-punk - proviene dagli Angelic Upstarts, del resto), il sassofonista Dave Winthrop pare un vecchio zio, e il batterista Gary Thoroughgood-Page ha qualche difficoltà a tenere il tempo. -------- Però, quando Ian Page mette in moto la sua stupenda profonda voce, è sempre Ian Page, quello che un tempo tutti erano concordi a definire "the face". I procedimenti iniziano con "Prove It", il primo ed unico singolo del nuovo combo, un edificante brano pop-soul a cui fa seguito una "Dance Master" sullo stesso tenore, dal terzo misconosciuto album dei Secret Affair "Business As Usual". Per la verità, la prima parte del set di Ian Page & The Affair è un po’ eccessivamente alla "The Commitments", stile "riunione di vecchi amici tra una danza ed una birra", con tante, forse troppe cover soul: "Going To A Go-Go" di Smokey e dei suoi Miracles; "Aint't Too Proud To Beg" dei Temptations, "I'm A Man" di Sam & Dave, quest'ultima in una versione molto riuscita che è la migliore del lotto. E' solo quando si conclude la parte "oldies but goldies" ed iniziano i brani dei Secret Affair che il concerto di Page e degli Affair inizia a decollare: il primo pezzo che infiamma davvero la platea (tanti mods, nipotini di quelli che stavano a Margate e Clacton, che si scatenano e fanno “stagediving”) è il classico "Shake & Shout"; poi arriva anche "My World" (miglior pezzo del deludente secondo album "Behind Closed Doors"), "Somewhere In The City", "Let Your Heart Dance". Page appare un po’ goffo nella sua giacca di lamè, ma le canta alla perfezione, e quando capita contribuisce dei puntuali contrappunti di tromba, come nella copertina di "Time For Action". E - a proposito - arriva anche lei, "Time For Action", canzone-simbolo e, possibilmente, il motivo per cui siamo qui stasera. E' perfetta. E ci dà estremo piacere riascoltare, dalla voce del suo narratore originale, la storia della modette Julia, che se ne va in metrò di notte, con la gente che ride per il modo in cui è vestita (è troppo precisa e fighetta), ma lei sa di essere nel giusto, e poi che problema c'è, quando la ghenga di mods è a soli due passi di distanza? --------- Dopo un breve intervallo, i bis: una scatenata cover di "Get Ready", una trascinante jam per "I'm Not Free (But I'm Cheap)", poi Ian Page ci regala un colpaccio da maestro: una cover di "In The City" dei Jam in versione lenta, acustica. Paul Weller, che pure l'ha scritta, non l'ha mai cantata così bene e con tanta intensità. Garantito, vale l'intero concerto. Che si chiude con la riproposizione dell'iniziale "Prove It", il singolo, che evidentemente gli Affair vogliono promuovere più che possono. -------- Alla fine del concerto, Corrado, mod della prima ora dell'epoca dei Secret Affair, ci si avvicina e ci fa, visibilmente sconcertato: "Ammazza quanto è ridotto male Ian Page…. Ma che ha fatto? Paul Weller mica è ridotto così…". A parte che Weller è impaccato di soldi e avrà uno stilista personale, la soluzione c’era, Corrà. Bastava chiudere gli occhi. Noi non ci vergogniamo di ammettere che a tratti l’abbiamo fatto. E ha funzionato.
Articolo del
16/03/2004 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|