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Delle vere carogne. Sanguinari e spietati come pochi, i Monster Magnet ci hanno regalato un “set” acido, corrosivo e metallico che resterà a lungo ad allietare la memoria dei presenti, un pubblico scelto che ben sapeva a cosa andava incontro e che si è lasciato trascinare nella cavalcata hard rock proposta da Dave Wyndorf, vocalist e leader indiscusso della band (un tipaccio di quelli che le ragazze evitano accuratamente di presentare ai genitori) da un sontuoso Ed Mundell alla chitarra solista e da Phil Calvano, seconda chitarra, Jim Baglino, basso elettrico e Bob Pantella alla batteria. Dopo che i Gluecifer hanno sapientemente riscaldato l’ambiente con un “live act” possente ed intenso del quale ricordiamo l’esecuzione di “A Call From The Other Side” e di “Black Book”, è toccato ai Monster Magnet, americani di New York, eccitare gli animi e mettere in chiaro in pochi minuti quella che è la vera essenza del rock and roll, intrattenimento orgiastico, budella capovolte, gusto per la dissonanza e tendenza viscerale al fragore urbano. Un prologo vagamente mistico, infarcito di sonorità astrali, introduce le sferzate lancinanti di “The Right Stuff”, un brano nuovo, tratto da “Monolithic Baby!” l’ultimo album del gruppo: lo strofinio delle chitarre elettriche ricorda molto i primi Psychedelic Stooges dell’Iguana di Detroit ed è unpiacere perdersi in quel delirio di suoni. “Dopes To Infinity” e “Power Trip” si susseguono in un’atmosfera sempre più incandescente e con forti accenti di psichedelia. Dave Wyndorf accende due enormi fari anti nebbia, li punta sul pubblico e ondeggia sul palco come un ossesso, Ed Mundell sembra incurante dei malanni psichici del suo compare, si limita ad eseguire il suo compito e - da perfetto guerriero del rock - martorizza con fare ossessivo, ma con serietà e dedizione assoluta la sua chitarra. Con l’esecuzione sofferta di “Melt” sembra davvero far rivivere l’heavy blues di “Dirt” di Iggy Stooge (è un loro idolo, me lo disse Wyndorf qualche anno fa) e via ancora con “CNN War”, subito seguita dalla tambureggiante e corposa “Radiation Day” e dal “riff” tipicamente settantiano ma quanto mai energetico e strabordante di “Monolithic Baby”, un brano leggermente sessista, ok ma che ci vogliamo fare, ci può anche stare, se le vittime designate sono ragazze povere in zucca, innamorate solo di loro stesse, che passano il tempo a gingillarsi con il telefonino e che si iniettano nel cervello della musica insignificante, tanto per essere alla moda. Una critica alla modernità e al progresso, un calcio in culo ad ogni “dover essere”, una esplosione di libertà in un misto di paranoia e di stati di coscienza a dir poco alterati, questo comunica Dave Wyndorf, che non trova pace, si rotola sulla scena, scimmiotta divertito la falsità di Billy Idol su “White Wedding” , intona “Bye Bye American Pie” si finge un normale cantante di “american music”, non lo è , e dopo l’esecuzione di “Negasonic Teenage Warhead” spacca la chitarra sugli amplificatori, la getta in pasto al pubblico, assatanato e furente. My mind is so free, my mind is so free, my mind is so freeee!
Articolo del
02/04/2004 -
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