|
Vengono da Reykjavik , Islanda, propongono una musica elettronica minimale, affascinante e intrigante quanto basta per conquistare le menti e gli apparati uditivi delle ultime generazioni che sembrano aver ritrovato la voglia di uno sperimentalismo avanzato di notevole spessore comunicativo ed artistico. Loro sono i Mùm e - nonostante la giovane età - possono vantare una lunga esperienza in campo musicale a partire dal 1977 e adesso sono in prima fila fra i gruppi del nuovo rock islandese che ha come capostipite Bjork e come punta di diamante i Sigur Ròs. Hanno presentato dal vivo, davanti ad un pubblico numeroso, interessato ed attento, “Summer Make Good” il loro ultimo album, il terzo in ordine cronologico, che sembra destinato a ripercorrere i fasti di “Yesterday Was Dramatic-Today Is Ok” il disco del 2000. Atmosfere rarefatte, i suoni delicati e struggenti di un violino che si sovrappongono con raffinatezza e stile - di volta in volta - a quelli di una chitarra, di un basso, di una tastiera giocattolo, di una melodica, di una fisarmonica e di una batteria hanno accompagnato per tutto il tempo il “live act” suggestivo e prezioso offerto da Kristin Anna Valtysdòttir, da Ormivar Thoreyjarson Smarason e da Gunnar Orn Tynes, coadiuvati da altri tre musicisti di supporto. Si é trattato di una miscellanea indovinata di armonie acustiche filtrate da apparati elettronici sui quali si andava ad incastonare, infantile ed evocativa, la voce di Kristin che - incantevole e ingenua - quasi sussurra le parole delle sue canzoni . Si sentono echi lontani dei paesi freddi, il vento che fischia e sbatte le porte, sferzate di chitarre elettrica e “beat” rumorosi di una batteria “live” non campionata, quasi a voler interrompere il flusso talvolta monotono di quel minimalismo dalla struttura onirica che caratterizza da sempre il gruppo. Ben contenti che la loro musica venga recepita con tanto entusiasmo, i Mùm offrono al pubblico brani assolutamente fantastici come “Nightly Cares” il nuovo singolo, con quel suono di tromba che emerge lontano, epico e trionfante , come “Green Grass Of A Tunnel” o “Weeping, Rock Rock”. Sempre più enigmatica, sempre più ipnotica la voce di Kristin cattura i presenti attraverso l’esecuzione di brani come “ The Ghost You Draw On My Back” e “Abandoned Ship Bells”, composizioni che denotano un gusto spiccato per il libero fluire di suoni ed emozioni, ma che spiegano anche con la voluta antitesi di una fredda passionalità in cosa consiste l’isolamento e la claustrofobia di chi vive in quel luogo. Torna il desiderio di cercare, di sperimentare, “Here Come The Warm Jets” di tanti anni fa, di Brian Eno ha trovato nei Mùm i suoi degni epigoni.
Articolo del
13/05/2004 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|