|
Un inferno, una danza di guerra sfrenata, a pochi metri di distanza dal Mega Palco di “We Are The Future” con Quincy Jones, Alicia Keys, Carlos Santana e l’onnipresente Zucchero a proporre la loro musica, quella delle buone intenzioni, delle speranze, del futuro…. E invece no! Loro, i Fantomàs guidati dal genio dissacratorio di Mike Patton, ex vocalist dei Faith No More con accanto tipacci del calibro di Dave Lombardo, dagli Slayer, alla batteria, Trevor Dunn, dai Mr Bungle, al basso elettrico e Buzz Osburne alla chitarra solista dai Melvins, hanno dato voce all’altra faccia dello “show biz” e hanno offerto un “set” ricco di suoni lacerati ed interrotti, di richiami epici, classicheggianti, ben fresto frantumati da sferzate metalliche o da tambureggiamenti tribali. Su tutto l’estensione vocale di Mike Patton, un vero talento, abile nel miscelare momenti lirici, melodiosi e potenti con grida maniacali e sconnesse degne di un reparto di osservazione psichiatrica. ----------------L’esibizione romana è stata l’occasione giusta per presentare al pubblico la lunga “suite” di “Delirium Cordia”, quasi settanta minuti di “noise” music in un insieme folgorante di sperimentalismo, di jazz e di heavy metal, sulle tracce di un sentiero che allontana Mike Patton dagli scenari più convenzionali e lo avvicina al percorso allucinato che trova da tempo le sue linne guida nel free jazz anarchico di John Zorn. A volte l’atmosfera è inquietante, i suoni sono come sospesi, creano allerta, siamo forse all’interno della colonna sonora di un thriller mozzafiato, preparano la mente a successive esplosioni quanto mai disarticolate ed improvvise, il ritmo diventa ossessivo, la velocità di esecuzione è impressionante ma – un attimo dopo – il tutto sembra voler ripegare su se stesso, pause infinite, le tonalità si fanno più cupe, echi di orazioni funebri di stampo orientale subito spezzate da quell’irritante falsetto di estrazione demoniaca che è specialità della vocalità malata di Patton. E’ una sorta di “non musica” quanto mai affascinante, è la base musicale di tanti psicodrammi della vita quotidiana, è il nostro subconscio che salta fuori incontrollato, e si fa un giretto… E’ la formulazione canonica di quel “post rock” inseguito da sempre da Patton dopo la conclusione della sua esperienza con i Faith No More, è una scheggia impazzita nel panorama musicale odierno, è musica liberatoria e catartica, non prevede certo delle collaborazioni e duetti, il “Balla Morena” di Zucchero verrebbe inghiottito in pochi secondi, reso poltiglia e defecato all’istante, è intrattenimento folle, forse l’unico modo rimasto al rock and roll per agitarsi ancora e colpire fuori dagli schemi.
Articolo del
18/05/2004 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|