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Jim Morrison e i Doors musicalmente parlando, pur avendo uno stile personale e non riconducibile ad altri gruppi, non hanno fatto scuola influenzando decine e decine di altre band, però nell’arco di oltre 3 decenni sono presenti nell’immaginaria colonna sonora di ogni teenager appassionato di musica rock. C’è chi restò affascinato dalla personalità di Jim Morrison durante la sua breve carriera (1967-1971), altri invece lo conobbero nello specifico nei primi anni 80 grazie alla nota biografia “Nessuno uscirà vivo di qui” di Daniel Sugerman e Jerry Hopkins . Ancor oggi molti 18enni che ignorano chi fosse Jimi Hendrix, non hanno mai ascoltato i Velvet Underground, non hanno nessuna reazione a parole quali Woodstock, Monterey, Isola di Wight, conoscono però a memoria testi dei Doors e le poesie del Re Lucertola e se capitano a Parigi non mancano certo di visitare la sua tomba nel cimitero monumentale “Père Lachaise”.. Mito non si diventa solo per le doti artistiche. Fondamentale è l’aspetto fisico; l’immagine estetica è sempre la prima cosa a colpire e soprattutto rende l’uomo di cui “innamorarsi” un modello estetico a cui ispirarsi … e indubbiamente Jim era bello e molto fotogenico. Chissà se è più diffusa la maglietta con la foto del “giovane leone” scattata da Gloria Stavers o quella con l’immagine del Che catturata da Alberto Korda. E cosa c’è di più affascinante e travolgente di una persona che si comporta al di fuori degli schemi? Qualcuno che osi dar forma ai naturali desideri di ribellione adolescenziali. Quel piacere di sentirsi invincibili, non omologati e ribelli. Per non parlare del fascino oscuro della decadenza. L’artista che sente troppo intensamente la vita per sopportare di viverla e decide di autodistruggersi. Vivere la vita e non “subirla” anche con il rischio di pagare un prezzo elevato. Ma l’espressione massima di misticismo si raggiunge solo con la morte: il diffuso gusto del macabro fa sì che morti violente e in situazioni paradossali o misteriose ci attraggano ( la scomparsa di Jim ha assonanze con quelle di altri miti, si pensi a Kurt Cobain, Jimi Hendrix, James Dean). Questi aspetti rientrano nelle caratteristiche di molti artisti ma Jim Morrison possedeva un qualcosa in più; un valore aggiunto che lo rendeva venerabile quasi come un Dio: l’essere anche un poeta e filosofo. I suoi testi e gli scritti appaiono come un ponte verso l’aldilà, verso il trascendentale. Jim lo sciamano che ci traghetta verso il Superiore, se non addirittura il figlio del divino fatto uomo. Non è blasfemia questa, davvero per un adolescente parole e azioni di un personaggio simile posso assurgere al livello di una religione. E poiché le religioni non hanno epoca, una rockstar può diventare l’icona trasversale a tutti i tempi e tutte le mode. Droga, alcool, suicidio, pazzia, violenza sono difetti umani. Si dice che passati a miglior vita tutti siano più buoni. In effetti alla fine ciò che ricordiamo dei grandi uomini - rivoluzionari musicisti poeti scrittori - sono azioni e creazioni positive, quelle che non tutti riescono a realizzare. Chi ci regala un sogno, una speranza, una lacrima, un pensiero, un’ emozione ha sempre un posto speciale nei nostri ricordi e nella nostra mente. Proprio come fosse un figlio, siamo disposti a perdonargli tutto.
Articolo del
21/06/2004 -
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