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Sergio Cammariere
Sergio Cammariere live alla Cavea dell'Auditorium - Roma, 2 luglio 2004
Roma
2/07/2004
di
Viviana Di Leo
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Grida di gabbiani salutano l’inizio del concerto. Sergio Cammariere, pianista raffinato e interprete coinvolgente, è solo al piano, il setting è minimale: il palco della Cavea è illuminato solo da spot di luce dall’alto. Nel brano introduttivo riferimenti classici si tingono di jazz e le mani di Sergio Cammariere scorrono liquide sulla tastiera mentre raggiunge la massima rarefazione affrontando “My Song” di Keith Jarrett. Il contrabasso di Luca Bulgarelli entra in punta di piedi e i primi applausi scrosciano dal pubblico. Bastano poche note della sua esibizione per far capire la statura artistica di questo musicista che attraversa trasversalmente il tema della nostalgia e del ricordo come esperienza in maniera rinnovata nel solco della musica d’autore italiana, grazie anche ai testi poetici del cantaurore Roberto Kunstler. Quando affronta “Sorella Mia” le note di sapore balcanico si innalzano dal palco e introducono il tema del mare e dell’amore “che cambia il sangue in vino”. Poi Cammariere cerca la Luna, la luna piena che illumina la notte, ma non la trova, sembra nascondersi dietro le strutture futuribili dell’Auditorium, chiede allora un po’ di luce blu che rafforzi il concetto della notte e ci parla di attesa, di solitudine, e ancora di ricerca disperata di amore. “Canto nel Vento” assume un colore particolare con il sax di Daniele Scannapiè e con il vento che materialmente scompiglia gli spartiti, la giacca e i capelli di Olen Cesari, il violinista balcanico “special guest” della serata, per tutta la durata del concerto. “C’è anche il venticello…” sottolinea Sergio Cammariere prima di far partire quella che lui definisce tradizionalmente una “situation”, insomma una “storia”, un attimo dopo si lancia con Cesari in una sorta di “jam session” in cui violino e pianoforte sembrano ingaggiare una danza con gli elementi atmosferici che ora sembrano voler preannunciare un temporale. Partono poi le note di “Tutto quello che un uomo”, il brano sanremese che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e qualcuno timidamente dagli spalti canta con lui le parole del brano. Una esecuzione quanto mai corposa di “Dalla pace del mare lontano” raccoglie il favore del pubblico e trovano spazio adeguato le percussioni, la batteria, la fisarmonica e il contrabbasso. Cammariere saluta i presenti da gran signore applaudendo a sua volta. Richiamato più volte sulla scena , non si fa di certo pregare e ritorna al suo pianoforte per eseguire una versione garbatamente ironica di “Cantautore piccolino”, caratterizzata da un “rag-time” contagioso e divertente e da liriche che puntano il dito nei confronti di certi vezzi della scena italiana dei cantautori. Ci avviamo verso la conclusione, Cammariere ci regala ancora “Vita d’Artista”, con i suoi “contorni indecisi tra il giorno e la notte, tra il pianto ed il riso”.
Articolo del
05/07/2004 -
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