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Serata ideale per i cultori maniacali e per le varie tipologie di appassionati orgiastici della chitarra elettrica. Un concerto dei G3 vuol dire un festival di lunghi assolo sparati lassù in alto, fino in cielo, significa note che si rincorrono a velocità supersonica, ma con una tecnica e con una ricerca della pulizia del suono ad altri sconosciuta. E il numeroso pubblico convenuto a questa nuova edizione del Progetto chitarristico voluto da Joe Satriani e Steve Vai ha dimostrato di essere quanto mai attento e competente, un ulteriore esempio di come l’heavy metal non sia semplicemente la tana di chi affoga tutto nel rumore assordante. Il terzo chitarrista cambia ad ogni nuovo tour del G3, e al posto di Yngwie Malmsteen, in questa occasione, c’è Sua Maestà Robert Fripp, indimenticato leader dei King Crimson. E’ proprio lui, puntuale, ad iniziare l’esibizione con una sorta di “intro” fatta di “soundscapes” chitarristici, di atmosfere rarefatte e di una elencazione di “frippertronics” che preparano idealmente l’avvento sul palco di Steve Vai, il chitarrista preferito di Frank Zappa,che venti minuti dopo imbraccia la sua chitarra e comincia a colpire, sfrenato e preciso come pochi. Esegue brani tratti da “Alien Love Secrets” , da “7th Song: Enchanting Guitar Melodies” e da una collezione di perle come “Infinity” e spazia dall’hard rock di “Reaping” alla sontuosa melodia di una ballata lenta, da brividi, come “ Whispering A Prayer”, una meraviglia che denota l’impronta epica e classicheggiante del chitarrista italo americano che poi saluta tale “beautiful audience in a beautiful country” e introduce ai presenti Joe Satriani, il suo maestro, tanti anni fa, in una scuola di musica di New York. L’impatto è subito aggressivo e assordante: quel diavolo di Joe sa bene come far impazzire la sua gente. Si aggira sul palco con passo felpato e accompagna con balzi improvvisi ogni fraseggio della sua chitarra e quel che ne esce è dinamite pura: “Up In Flames” dal nuovo album “Is There Love In Space?”, la carica elettrica di “Always With Me Always With You”, il “boogie-woogie” di “The Extremist”, gli accenni di musica funky che si mescolano a certo hard rock di stampo neoclassico, le riflessioni più morbide di “Midnight” , il tutto in una serie di virtuosismi che prima stordiscono e poi incantano la platea. Torna sul palco Robert Fripp, di cui conosciamo il sogno segreto, una notte come questa, a contatto con i migliori virtuosi dell’heavy metal, a fornire loro un adeguato supporto di “riff” laceranti e spezzati. Torna sulla scena Steve Vai e, all’improvviso, compare anche l’amico Stef Burns, il chitarrista di Alice Cooper e il G3 si trasforma in un fantastico G4 che accende ancora una volta le micce ed esegue una versione lunghissima e a dir poco parossistica di “Red” il vecchio brano dei King Crimson. Al termine Steve Vai e Joe Satriani vanno ad omaggiare il Re Cremisi per poi ripartire subito con frenesia inusitata con “Cool n° 9”, un pezzo di Joe Satriani rivisitato da folli schermaglie chitarristiche. L’apoteosi finale viene raggiunta con una esecuzione tirata ed altisonante di “Rockin’ In The Free World”, un tributo a Neil Young, un brano molto indicato che rivela le radici culturali, la formazione musicale e lo spirito libero di questi Signori Musicisti, che ci hanno offerto uno spettacolo da ricordare, una notte delle chitarre che attutisce i lamenti melensi provenienti dal vicino Stadio Olimpico che prevedeva ahimé in contemporanea un concerto di Eros Ramazzotti… Lunga vita al Rock’N’Roll!!!
Articolo del
08/07/2004 -
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