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Alle radici dell’hard rock targato U.S.A., un ritorno a quei suoni primordiali e selvaggi che ben 35 anni fa hanno segnato l’epopea degli Stooges e hanno messo a ferro e a fuoco la città di Detroit. Un evento atteso da anni e che si è reso finalmente possibile l’anno scorso al Festival di Coachella in California, che è poi sbarcato in Europa ed è arrivato in esclusiva per l’Italia qui a Torino. C’era la folla delle grande occasioni sulle colline del Parco della Pellerina e perfino i Dirty Americans, anche loro di Detroit, destinati all’ “opening-act” della serata, non vedevano l’ora di assistere ad un concerto della “line-up” originaria degli Stooges. Non appena fa buio Myron, alla voce, Jeff, alla chitarra, Pete al basso e Jeremiah alla batteria aggrediscono il palco e ci regalano un robusto antipasto di sonorità anni settanta, tratti dai brani di “Strange Generation”, il loro primo album. Sembra di sentire i Guess Who o gli Steppenwolf, loro ci danno dentro da matti e concludono la loro esibizione con una “cover” di Ohio di Crosby, Stills, Nash & Young e una versione di ”Heartbreaker” dei Led Zeppelin. Nel frattempo l’Iguana, accompagnato da Art Collins, è già nel “backstage”, dove viene raggiunto dal resto degli Stooges. A 57 anni compiuti Iggy non vuol perdere colpi nella sua personale battaglia contro l’incedere del tempo: si concede un rapido sopralluogo della scena, si chiude nel suo camerino e intorno alle 22,30, quando è concentrato al punto giusto, chiama gli altri sul palco. In un frastuono di chitarre distorte, basso e batteria le note di “Loose” investono il parco e comincia lo show personale di Iggy che si agita, provoca e insulta cme ai bei tempi. E’ uno spettacolo! Quando il ritmo tribale di “Down On The Street” si sparge sul palco, lui ha già perso il controllo di sé. Si avventa sui fotografi, li sommerge di una pioggia di sputi, si arrampica sugli amplificatori, li aggredisce con inusitata violenza, li pugnala nel ventre con il microfono, riprende a cantare e urla “We are the fuckin’ Stooges!!!”. Siamo attraversati da brividi, tutti quanti, qui sotto è un delirio, il servizio d’ordine non ce la fa a contenere spettatori trasformati in belve fameliche, assetate di rock and roll. “1969 and I don’care what’s across the USA” con la chitarra di Ron Asheton che disegna “riffs” letali, “I Wanna Be Your Dog” e una versione scatenata e furente di “T.v. Eye”, con un prezioso lavoro al basso elettrico di Mike Watt, ex Minute Men, ex Black Flag, l’unico a non appartenere alla formazione originaria degli Stooges, ma anche quello che sembra esserci da sempre. L’heavy blues di “Dirt” una ballata lenta e melliflua riporta in primo piano la vocalità roca ed intensa dell’Iguana, orgoglioso del suo passato, della sua band. Scott Asheton alla batteria torna a picchiare duro su “Real Cool Time”, dal primo album degli Stooges e la tensione sale alle stelle. Una parte di pubbblico conquista il palco, stringe Iggy in un abbraccio, rotolano con lui, danze sfrenate e incontrollate accompagnano l’esecuzione di “No Fun” e vengono incoraggiate dallo stesso Iguana, poco incline a separazioni di ogni tipo. Una citazione particolare merita quel ragazzo che, dopo aver effettuato lo “stage diving” per almeno una dozzina di volte, ed essere sempre stato rigettato indietro dalla “security”, riesce finalmente all’ennesimo tuffo ad avvinghiarsi ai piedi di Iggy, e a baciarli. E’ la celebrazione di un rito, siamo al culto degli Stooges!!! E ancora “1970” con Iggy che grida “ I Feel Awriiight!!!” ma sembra di stare nell’anticamera dell’Inferno. E’ con l’esecuzione di “Funhouse” che diventa preponderante sulla scena l’apporto di Steve Mackay al sax tenore. E’ lui che conferisce al suono Stooges quegli elementi di “free jazz”, quel suono che si dipana libero e lacerante, quel suono che gareggia all’infinito con la chitarra di Ron Asheton. L’esecuzione di “Skull Ring”, “Dead Rock Star” e “Little Electric Chair” i brani più recenti, tratti dall’ultimo album dell’Iguana, scritto in parte con i suoi vecchi Stooges, chiude il concerto. Iggy poi ritorna sul palco per un’altra versione, questa volta diversa, di “I Wanna Be Yor Dog” e poi esausto, abbandona la scena. Giusto il tempo di un bicchiere di vino rosso e di un goccio di spumante, poche parole per confidarci che l’avventura con gli Stooges continuerà, che hanno già altri nuovi pezzi pronti, che adora come interagisce con lui il pubblico italiano, che lui non ne ha ancora abbastanza, che se ne frega di Peaches of shit e che il rock and roll will never die, so the fucking Stooooges!!!! ------------------(Un enorme grazie per la fotografia di Iggy e Mike Watt a Roberto Agostini detto Robertone, che ce l'ha gentilmente concessa)
Articolo del
12/07/2004 -
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