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Post-rock , jazz d’avanguardia, musica elettronica o sperimentazione? Sono quasi quindici anni che si cerca di catalogare in qualche modo le proposte armoniche offerte dai Tortoise, il noto gruppo di Chicago guidato dal polistrumentista John McEntire, tastiere, chitarra, marimba e percussioni. E nessuno c’è mai riuscito per davvero. Dopo il concerto di questa sera però, possiamo ben dire che i Tortoise forse sono al tempo stesso una negazione ed una somma dei generi musicali sopra elencati. L’impalcatura, il volume del suono e l’amplificazione sono quelle di un concerto rock , ma la mente ed il cuore dei cinque musicisti viaggiano altrove. Accompagnano dal vivo il sopra citato McEntire, Jeff Parker, alla chitarra, Doug McCombs, al basso, John “Machine” Herndon, alla batteria, tastiere e xilofono, e Dan Bitney, alla chitarra e alle percussioni. Ciascuno di loro è fresco reduce da altri progetti musicali (John Herndon con i Prefuse 73 e gli Eleventh Dream Day, John Mc Entire con The Sea and Cake di Us Maple, Dan Bitney con gli Spectralina, mentre Jeff Parker ha frequentato ambienti jazz e ha pubblicato un album solo) ma quando i Tortoise tornano insieme è momento di fusione e di gioia per tutti i membri di questo straordinario collettivo muisicale nonché per il palato sopraffino di ogni vero appassionato di musica. La disposizione degli strumenti sulla scena è tale da suggerire in qualche modo l’idea di quanto stiamo per ascoltare: due xilofoni ai lati, due batterie davanti e al centro, poco più indietro, una tastiera e un sintatizzatore; le chitarre elettriche e il basso attendono pazienti lateralmente. Il concerto dei Tortoise inizia alle 22,00 in punto con una serie di vibrazioni ipnotiche originate dai due xilofoni alle quali si sovrappone ben presto però il suono dei sintetizzatori. Dopo qualche minuto entrano in scena, con una potenza devastante, le due batterie e le percussioni. La base ritmica della band è alimentata dagli interventi del basso elettrico, mentre le chiavi melodiche vengono fornite dai contrappunti delicati e complessi, talvolta minimali, della chitarra di Jeff Parker, uno dei pochi a rimanere affezionato al proprio strumento. Gli altri infatti alternano continuamente interventi alle tastiere, allo xilofono e alla batteria, e mescolano il loro valore di polistrumentisti con l’ atteggiamento divertito ed eccentrico di quanti si dispongano ad una infinita “jam session” nella propria cantina. Molti dei brani presentati dal vivo sono tratti da “It’s All Around You”, il quinto album dei Tortoise, l’ultimo loro disco. E le note piacevolmente sofisticate di “On The Chin” e di “Dot/Eyes”, la stridente conflittualità di “Salt The Skies” e il “groove” davvero godibile di “The Lithium Stiffs” intrattengono con gusto un pubblico non molto numeroso ma competente. Le note della musica dei Tortoise si trasformano quasi naturalmente in tratti visivi che vanno a disegnare piccoli capolavori di arte astratta su uno schermo situato in fondo al palco. E’ jazz urbano, è musica d’avanguardia, i Tortoise partono là dove ha finito Miles Davis e continuano a mescolare generi ed ispirazioni musicali dove trovano spazio le invenzioni libere e i suoni martellanti dei brani tratti da un album come “Standards” e le inquietudini di “Millions Now Living Will Never Die”, entrambi riproposti parzialmente dal vivo. A volte chiudiamo gli occhi e ci sembra di ascoltare la colonna sonora di un film del quale solo noi conosciamo il titolo e la trama, altre volte invece sembra di veder scorrere davanti ai nostri occhi una serie di quadri di Mondrian, e poi ci risvegliamo di colpo scossi da ritmi ventrali vicini al funky. Dopo un’ora e venti di concerto i Tortoise si concedono una pausa, ma tornano poi altre due volte sulla scena, richiamati a gran voce dal pubblico. Ci regalano un brano divertente e dissacrante il cui titolo, tradotto in italiano significa più o meno “la carriera di George W. Bush da morto”, ci offrono altri momenti di improvvisazione e di musica solo strumentale , che rivoluziona le regole del rock, che parla però alle nostre menti, e ci apre - come solo certa musica di ambiente sa fare - orizzonti sempre nuovi e inesplorati.
Articolo del
15/07/2004 -
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