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Jan Garbarek
Jan Garbarek live alla Cavea dell'Auditorium - Roma, 16 luglio 2004
Roma
16/07/2004
di
Giancarlo De Chirico
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Un concerto di ampio respiro che ha saputo mescolare jazz e folklore scandinavo, atmosfere rarefatte e richiami esotici, con particolare riferimento alla musica indiana. Questo il set offerto da Jan Garberek, sassofonista di fama mondiale che - accompagnato da Rainer Bruninghaus al piano e da Eberhard Weber al basso - è tornato ad esibirsi a Roma nel suo terzetto standard nell’ambito de “The Art Of the Flight Of The Bird” tour. I tre sono stati affiancati alla Cavea dell’Auditorium da una straordinaria Marilyn Mazur alle percussioni e hanno regalato al pubblico una esibizione imperniata su talento ed emotività, su professionalità e passione. La grande classe dei musicisti trova immediato riscontro nella serietà, nel rigore dei gesti e nella modestia con cui si identificano come semplici veicoli della musica senza confini da loro eseguita. Si parte con la lunga suite di “Molde Canticle” tratta da “I Took Up The Runes” , un chiaro esempio della musicalità aperta che caratterizza Garbarek, capace di spaziare con i suoni alti e struggenti del suo sax tenore lungo territori sempre diversi e talvolta inesplorati. Le radici di una impostazione “free jazz” ereditata da John Coltrane, Don Cherry e Archie Sheep sono quanto mai evidenti, così come il suo accostamento alla musica di Ravi Shankar, cominciato nel lontano 1963. Emergono pian piano con forza anche le luci e il chiarore dei Mari del Nord, i suoni delle “Ragas And Sagas” della sua Norvegia , melodie arcaiche, canti folklorici, il tutto reinterpretato dal sassofono di Garbarek, che sembra poter viaggiare su tonalità infinite. Ancora composizioni tratte da “Twelve Moons” e da “Rites” il fantastico album doppio che - insieme ad “Officium”- rimane il momento più alto della sua lunga carriera artistica, e poi un saluto appassionato e militante sulle note di “Comandante Che Guevara”, dove il suono straziato del sax si sostituisce alle parole e ne amplifica come per incanto il significato e lo spazio, come se si trattasse di seguire per l’appunto “the flight of the bird”, cioè il volo di un uccello.
Articolo del
19/07/2004 -
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